Gli inizi del partigiano Raoul

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Analisi del racconto di Beppe Fenoglio. ( 2 pag - formato word ) (0 pagine formato doc)

Gli inizi del partigiano Raoul Gli inizi del partigiano Raoul Sergio P.
quando decide di partire ed arruolarsi in una banda di partigiani è ancora un ragazzo di paese che i suoi sono possidenti e l'hanno mandato a studiare in città. Egli parte per la guerra a cuor leggero, senza una reale convinzione politica o ideologica che lo sostenga. Sa di essere dalla parte giusta, e decide di combattere incoscientemente, senza la più vaga conoscenza del mondo partigiano e della situazioni che la sua scelta lo porteranno ad affrontare. Ha solo immaginato il mondo partigiano, nelle sua fantasie di ragazzo diciottenne. Arrivato a Castino, chiede ad un partigiano dove sia Marco, il famoso “capo” della formazione in cui ha deciso di entrare.
Gli viene detto di andare in municipio, dove, in una stanza, trova Marco assieme alla sua fidanzata Jole, che al suo arrivo si sono affrettati a ricomporsi, colti da Sergio, appunto, in un momento d'intimità. Sergio viene immediatamente arruolato, con il nome di battaglia Roul, e spinto da Marco ad unirsi agli altri che stanno facendo esercitazioni di tiro sul pendio di una collina. Accolto un po' brutalmente dai compagni, cerca di cercare tra i loro volti uno che sia un po' umano, disorientato dalla loro ferocia e dalla loro ruvidezza, dalla loro essenza di duri combattenti senza grande umanità, ma non ci riesce, e pensa che ciò sia dovuto al fatto che nessuna faccia concentrata dietro ad uno strumento di mira potrà mai essere umana. Un partigiano poi gli viene incontro, e approfitta della sua inesperienza e debolezza per scambiare la propria vecchia e usurata pistola con la sua, certamente migliore. Dopo aver parlato un po' di Marco e della sua ragazza i due vanno alla mensa. Qui il disagio di Raoul alla presenza di tutti i suoi nuovi compagni si ingigantisce, tanto che è costretto a guardarsi le unghie piuttosto di affrontare i loro sguardi e i loro bassi discorsi. Non è il modo che si era immaginato, i partigiani non sono poi quelle figure poetiche e quasi mitiche che si era prefigurato nei suoi sogni, ed ancora “bambino” prova difficoltà ad accettare la realtà cruda della guerra. Egli si sente buono, e non vuole diventare una bestia come i suoi compagni. Si rifugia quindi in sé stesso, ed abbandona la compagnia per fuggire nella campagna. Pensa che potrebbe tornare a casa, dalla propria madre vedova che ha cercato di trattenerlo, al momento della partenza, dicendogli che egli non sarebbe stato buono a far guerra; ma decide di restare. Eppure ripensa ai momenti della partenza, alle parole in fondo giuste e sagge della madre, ed alla propria crudeltà nei suoi confronti, crudeltà e fermezza che se avesse dimostrato a Sgancia nel loro primo dialogo, gli avrebbero permesso di non perdere la pistola. Si addormenta, e quando si risveglia è ormai venuta l'ora della cena. Gli tocca poi far la guardia e nella solitudine della notte prova la prima bella e grande sensazione da partigiano, di quelle che si