Intervista immaginaria a Giovanni Verga

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Ambientazione: Catania, 1893 Canale: Periodico di critica letteraria (formato word pg 2) (0 pagine formato doc)

INTERVISTA A GIOVANNI VERGA INTERVISTA IMMAGINARIA A GIOVANNI VERGA Ambientazione: Catania, 1893 Canale: Periodico di critica letteraria I: Intervistatore I): Maestro, a nome mio e di tutti i nostri lettori Vi ringraziamo per il tempo che ci dedicherete.
VERGA: Costituisce un obbligo morale per ogni autore rispondere ai quesiti di quanti lo seguono. I): Dopo la pubblicazione di “Vita dei Campi” noi tutti siamo rimasti colpiti dalla vicenda di Malpelo e Vi chiediamo delucidazione a riguardo. La sua vicenda è vera? VERGA: Certo, è Malpelo stesso che vi ha raccontato la sua storia. Non a caso essa si ripete ogni giorno nelle fabbriche, nelle miniere e in ogni luogo di lavoro coevo che accoglie, certamente non nel senso tradizionale del termine, ogni dì tanta gente.
I): Maestro, la Vostra dizione dà adito a diversi commenti: qualcuno afferma che Voi scriviate utilizzando un registro poco formale per avvicinarvi al popolo, altri sostengono che Voi non sapete comporre altrimenti. Quale tesi è più attendibile? VERGA: Attendevo tale quesito…Immaginate Voi Malpelo nell'esprimere periodi forbiti. Vedete, io, Giovanni Verga, al pari dei miei autorevoli colleghi intendo tale parafrasare. Ma Malpelo, che si è raccontato nelle mie pagine, non conosce tali istanze. Dunque potreste porre a lui, tale quesito. La risposta chiarirà non tanto il registro di Verga bensì il divario linguistico che parcellizza l'Italia. I): Quindi Maestro permettetemi…Voi criticate i Vostri colleghi quando usano registri formali? VERGA: L'elemento suscettibile di critiche non è la formalità ma l'inadeguatezza della lingua. Io stesso usai registri solenni, e chi ha letto “Amore e Patria” può confermare che il romanzo è strutturato come convenzione vuole, nello stesso modo in cui hanno operato Sue, Feuillet, Guerrazzi ed altri sommi esponenti italiani e francesi. 4): Maestro, quindi qual è stato il momento di rottura che ha determinato il cambiamento della sua poetica? V: Innanzitutto tengo a precisare che, non potendo considerare la poetica come un discorrere eterogeneo e parcellizzabile in “punti di rottura”, preferirei parlare dell'evoluzione che naturalmente ogni pensiero, e quindi ogni sistema di concretizzazione dello stesso, subisce. Dunque posso affermare che il ritorno alla Mia Catania e l'impatto con la realtà della Mia terra, totalmente differente da quella Milanese, hanno contributo allo sviluppo di tale processo. Sicuramente lo studio delle opere di Zola, divulgate dal mio amico Capuana, e il desiderio di mettere il mio saper fare a disposizione della società che si vuole raccontare hanno importanza rilevante. I) Maestro, perdonatemi ma Vi devo porre un ultimo quesito: nel progetto del “Ciclo dei Vinti”, incontreremo un altro Rosso Malpelo che sarà nuovamente sconfitto? VERGA: Egregio giornalista, nel rispondere non parlerò da intellettuale ma da uomo comune: nel Ciclo dei Vinti, tutti saremo sconfitti. Desidera