IL LAMPO - G. Pascoli

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Analisi del testo "Il lampo" (dalla raccolta MYRICAE) di Giovanni Pascoli.(formato word pg 2) (0 pagine formato doc)

Analisi del testo “Il lampo” di Giovanni Pascoli Analisi del testo “Il lampo” di Giovanni Pascoli Nella natura sconvolta dal temporale, il lampo illumina fulmineamente la notte, rivelando all'osservatore cielo e terra, mostrando “d'un tratto” una casa nel buio.
Il verso iniziale, isolato, ma introdotto da una congiunzione che sembra ricollegarlo a qualcosa di precedente, posto come fosse un titolo, assume il tono di una sentenza biblica. All'inizio cielo e terra appaiono uniti, ma dal secondo verso c'è come una frattura tra i due. La casa, che appare in quel breve attimo, può essere letta come un “porto sicuro”, circoscritto in un momento di stabilità nello sconvolgimento del paesaggio e della natura.
Anche la stessa iterazione dell'aggettivo “bianca” contribuisce a dare questa momentanea valenza di tranquillità, anche perché appare contrapposta al “nera” del verso 7. ma il “porto sicuro” è un'immagine subito effimera, poiché dura solo un istante, per poi scomparire nell'oscurità. Rispetto al primo, i versi 2 e 3 sottolineano la scissione dei due elementi, rispettivamente la terra e il cielo, prima riuniti in un unico verso sentenzioso, caricandosi di un proprio forte valore, accentuato da 3 aggettivi concatenati, accompagnati ad essi. Questa terna di aggettivi non è usata dal Pascoli per descrivere od oggettivare la natura, ma piuttosto sono la proiezione dello stato d'animo dello stesso poeta. E l'immagine così umanizzata, ci rivela una terra agonizzante e un cielo abbattuto, puro caos. La concatenazione dei tre aggettivi, da dunque vita ad un climax ascendente, che dà alla realtà un carattere più umano ed anche sconvolto, quasi sofferente. E' l'ossimoro, ovvero la contrapposizione di due termini opposti, che dà rilievo, anche con l'allitterazione della T, all'espressione “tacito tumulto”. Il “come” del verso 6 fa paragonare la casa ad un “occhio”, che si apre e chiude fulmineamente per ricevere una tragica realtà. L'occhio è dunque la metafora della vita umana che si svolge in modo inconsapevole, finché una disgrazia non offre, così, la coscienza della realtà. Lo stesso aggettivo “esterrefatto” ne evidenzia la negatività, mostrando lo stupore, ma anche il timore, per questa natura, negativa, rivelata. Le immagini usate dal poeta non sono di tipo logico-razionali, poiché sono utilizzate per dare una caratterizzazione psicologica e umana alla natura: infatti la terra appare “ansante” e il cielo “disfatto”. La stessa casa diviene occhio, che si apre e chiude nella notte. La lirica vuole apparire come una descrizione paesaggistica nello sconvolgimento naturale, ma è piuttosto lo specchio del sentire del Pascoli, l'immagine di come il poeta percepisce la natura. Ed è una visione negativa che si insinua tra i versi della poesia e che mostra come il poeta coglie la realtà. I versi impiegati sono