Lancelot

Appunto inviato da beep1495
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Appunto di commento sulla notte di amore fra Ginevra e Lancillotto, dal romanzo di Chretien del 1165. (file doc, 1 pag) (0 pagine formato doc)

La notte di amore fra Ginevra e Lancillotto La notte di amore fra Ginevra e Lancillotto Lancelot è un romanzo che fa parte del ciclo bretone, scritto da Chretien dal 1165 al 1185, sarà successivamente completato da Geoffroy de Lagny.
I protagonisti sono Lancillotto, cavaliere della tavola rotonda, e Ginevra, la moglie di re Artù. Meleagant, l'antagonista per eccellenza, cavaliere ribelle, rapisce Ginevra: Artù, così, invia alla sua ricerca il più valoroso trai suoi cavalieri, Lancillotto che, al momento del “ritrovamento”, si innamora della donna. Il valore del vassallaggio rispetto al proprio re, che nella prima parte è esaltato, poiché l'eroe mette in pericolo la propria vita per il signore, degenera al momento dell'innamoramento, fino ad interrompersi totalmente.
Gli altri due concetti fondamentali in questo passo sono l'amore, che in questo caso è troppo forte per essere negato dall'Autorità, e la donna, che è sovrana sull'uomo. In questa fase è descritto Lancillotto che, per amore della “regina”, sfila i ferri della prigione lacerandosi le mani, “…non conta se i ferri son forti; niente oltre voi mi può impedire che io possa da voi venire…”. La bramosia e l'attrazione sono tali da trascurare il dolore delle ferite. L'amore, quindi, è associato al sacrificio, poiché per raggiungerlo è necessario superare delle prove (Propp).Passata insieme la notte d'amore, Lancillotto deve lasciare la propria amata, così sistema le inferriate e, insieme all'amarezza della “separazione“, ”…vero martire fu ad alzarsene, tanto penoso fu di andarsene; martirio è il dolore che ha…”, compare anche il dolore delle dita “torturate”: “…solo allora si meraviglia dei tagli che alle dita trova…”. L'autore, infatti, afferma che l'eroe se ne va concretamente, ma non con il pensiero: ”…va il corpo, il cuore lì soggiorna…”. Altri versi da sottolineare sono quelli in cui è descritta la gioia dei due amanti: “e l'adora. Ed a lei s'inchina, perché non c'è reliquia a cui creda di più…perché nei cuori altrui fu Amore niente, al suo rispetto…tiene fra le braccia lui lei, e lei lui tra le sue...”. In queste ultime due frasi, a mio parere, sono da notare due diversi profili della narrazione: il primo, il collegamento al dio Amore e l'allusione alla carenza di premura da parte del re Artù; il secondo la figura stilistica, l'anafora, che permette una maggiore musicalità alla prosa. Contrariamente a poemi epici del tipo della Chanson de Roland, i caratteri positivi esaltati (il coraggio, la diligenza, il vassallaggio, il rispetto…) non appartengono più alla collettività, bensì al singolo eroe: inoltre sembra indebolirsi, se pur leggermente, l'ideale di perfezione legata al cosiddetto superuomo.