"Nedda" di Giovanni Verga

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Riassunto della novella di Verga, "Nedda". (2 pagine, formato word) (0 pagine formato doc)

Giovanni Verga Giovanni Verga NEDDA Il maltempo autunnale costringeva all'inattività i raccoglitori di olive.
A sera nella fattoria del Pino si conversava e si suonava in allegria; solo Nedda, una ragazza di Ravanusa chiamata anche per questo motivo la varannisa, era silenziosa in un angolo della cucina, addolorata per il fatto che la madre stava per morire. Alcune tra le ragazze presenti nella casa si compiacevano del fatto che grazie alla pioggia quel giorno non era stato lavorativo, ma Nedda non approvava questa presa di posizione, perché per lei, che conduceva una vita così dura, la raccolta delle olive era una festa. Il sabato fu giorno di paga e la protagonista della vicenda aveva guadagnato ben poco, ma non si era lamentata.
La sera dello stesso giorno le condizioni della madre si aggravarono e l'indomani morì. Una volta terminato il funerale, Nedda avvertì tutta la sua solitudine; inerte andò a “sedersi sulla soglia dell'uscio, guardando il cielo” e proprio qui la trovò lo zio Giovanni che le diede un pezzetto di pane e le trovò un lavoro, a cui Nedda si dedicò subito, ricevendo però le lamentele delle altre ragazze e del curato, in quanto ritenevano che non avesse rispettato il lutto. Successivamente una sera Nedda sentì cantare Janu, un ragazzo del paese, e provò un sentimento altissimo, “mentre il cuore le balzava dal petto come un uccello spaventato”, e la mattina seguente riuscì a parlare con lui; egli, dopo averle confidato di essere stato licenziato a causa della malaria, le regalò il suo fazzoletto di seta. I due innamorati andarono poi a lavorare insieme nei campi; Janu, da bravo gentiluomo, cercava di alleviare la fatica a Nedda, ma per questo gli fu diminuito lo stipendio. Quindi il ragazzo, ormai in preda a forti emozioni chiese a Nedda di concedersi a lui in matrimonio. Arrivò il giorno di Pasqua e Nedda si accorse di essere incinta; la gente la evitava e il padrone le diminuì il lavoro. Nel frattempo le condizioni salutari di Janu si erano fatte critiche: aveva ripreso la malaria. In poco tempo il ragazzo morì. Nedda, rimasta ormai con il solo conforto dello zio Giovanni diede alla luce una bambina “rachitica e stenta”, che perse la vita quasi subito sia per le sue assenti prestanze fisiche che per lo scarso nutrimento.