Oh iubelo del core: significato e comprensione

Appunto inviato da biusy
/5

Oh iubelo del core: analisi e comprensione della poesia di Jacopone da Todi (7 pagine formato doc)

OH IUBELO DEL CORE: SIGNIFICATO E COMPRENSIONE

La lauda è la poesia religiosa sorta nei secoli XII e XIII, il cui maggior esponente è Iacopone da Todi, vissuto negli anni che vanno dal 1230 al 1306.
Per comprendere bene il suo pensiero è necessario analizzare le opere pervenuteci tra cui una lauda molto significativa intitolata “ O iubelo del core”.

In questi versi Iacopone esprime l’intensità dell’esperienza mistica, i sentimenti che un uomo può provare nel momento in cui sui trova a contatto con Dio, la gioia smisurata che lo porta a dei comportamenti tali da essere considerato un pazzo privo di senno.
Il tema prevalente della poesia è, infatti, la “Santa Pazzia”, che rappresenta la felicità immensa con cui è vissuta l’esperienza mistica, che porta l’uomo a comportamenti innaturali, come il balbettare, l’urlare e l’impulso irrefrenabile di esternare ciò che si prova senza però riuscirci.

Il pianto della Madonna di Iacopone da Todi: parafrasi

OH IUBELO DEL CORE: COMPRENSIONE

Nella lauda “o iubelo del coreIacopone non mira ad esprimere in prima persona il suo empito mistico, ma ci descrive i comportamenti di chi vive questa esperienza d’incontro irrazionale con Dio. Gli effetti che derivano dall’intima fusione del credente con il Signore, determinano tutta una gamma di comportamenti insoliti, quali il balbettare e il gridare perché l’uomo, non trovando parole adeguate per esprimere la sua gioia, ha bisogno di esternare in qualche modo i suoi sentimenti. Ed è talmente convinto di ciò che prova che non manifesta vergogna.

O corpo enfracedato di Iacopone da Todi: analisi

OH IUBELO DEL CORE: PAROLE CHIAVE

Un altro dei temi fondamentali di questi versi è il disprezzo del mondo, in quanto coloro che non vivono questa esperienza mistica non sono in grado di comprendere la gioia di colui che la interiorizzata e quindi lo considerano pazzo per i suoi atteggiamenti particolari. Il mistico non si accorge della realtà esterna che lo circonda, si comporta secondo i propri istinti, esternando le proprie emozioni di gioia e di dolore senza trattenersi, incurante dell’impressione che può dare agli altri. Viene, infatti, considerato saggio colui che riesce a celare la propria condizione dal momento che è giusto che a coloro che non comprendono non venga svelata la vera essenza dell’amore. Questo disprezzo del mondo manifestato da Iacopone da Todi contrasta con la poesia il “Cantico delle creature” di San Francesco perché, secondo quest’ultimo, è proprio attraverso tutte le cose create da Dio che l’uomo può capire la sua potenza. Anche dal modo in cui è scritta la poesia di San Francesco possiamo notare questa differenza. Egli infatti adotta uno stile chiaro e luminoso a differenza del primo che nel “O iubelo del core” si esprime in modo violento, incisivo, forte, irrequieto, frenetico ed incalzante. Il linguaggio in cui è espressa questa laude è il volgare.

O signor, per cortesia: commento