Il piacere di D'Annunzio: analisi

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Analisi e temi trattati ne "Il piacere" di Gabriele d'Annunzio (2 pagine formato doc)

IL PIACERE D'ANNUNZIO: ANALISI

Il piacere di Gabriele d'Annunzio. Rapporto fra Andrea e le due donne. Andrea Sperelli, giovane aristocratico, cresciuto in una famiglia di artisti, cerca di «fare la propria vita come si fa un’opera d’arte».

Questo intento risulta però essere un’utopia per il protagonista che è un uomo dalla volontà debole, incapace di scegliere tra l’amore per due donne.
L’eroe del romanzo è dimidiato tra due figure femminili che affollano le sue fantasie e si sovrappongono in un contraddittorio gioco erotico: Elena Muti, giovane vedova, conosciuta a Roma in una fredda sera di Novembre con cui istaura una relazione sensuale e Maria Ferres, una mite signora toscana, moglie di un diplomatico guatemalteco e madre di una bambina, Delfina, che giunge a Villa Schifanoia durante la convalescenza del giovane protagonista.
Volti, gesti e comportamenti delle due amanti si intarsiano nelle pagine del libro, delineando un ritratto in chiaroscuro delle due diverse personalità.
Elena Muti rappresenta la donna fatale che incarna l’erotismo lussurioso, il corpo desiderato ardentemente da Andrea verso il quale dimostra una «passione altissima e inestinguibile» di cui tuttavia fornisce un impietoso quadro, non appena saputo che la donna è andata in sposa ad un ricco inglese, Lord Heathfield, per un «affar di denaro».

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IL PIACERE: TEMI TRATTATI

Il protagonista «con cinico sorriso interiore» la dipinge «come uno spirito senza equilibrio in un corpo voluttuario[…] direttamente dipendente dalla matrice e continuamente stimolata dall’isterismo». Nelle relazioni sociali, nei salotti romani di fine Ottocento, la donna dimostrava una mimica sapiente e un comportamento ambiguo in grado di suscitare pericolose allusioni, fraintendimenti, tanto era la sua malia e lo stesso protagonista ritiene che fosse «occasion di ruina e di disordine più che se ella facesse professione di impudicizia».
Dall’analisi impietosa che il protagonista delinea con la ferocia dell’amante ferito, emerge una figura femminile capace di coprire «di fiamme eteree i bisogni erotici della sua carne», l’animo dunque «delle passioni fulminee e degli incendi improvvisi».
D’altro canto la scelta del nome da parte dell’autore si rifà all’omen nomen latino Elena richiama la moglie di Menelao, donna fatale che ha dato origine a terribili sciagure. Nel romanzo il suo volto appare sovrapposto a quello della Danae dipinta dal Correggio, in ordine al gusto estetizzante del protagonista.

Il piacere - Attendendo Elena: analisi del testo

IL RITRATTO DI UN ESTETA: ANALISI

La prosopografia di Elena risulta dominata da tinte fosche, in cui prevale il colore rosso fuoco, simbolo inequivocabile della passione amorosa e del desiderio carnale; in lei vero e falso, finzione e sincerità si mescolano in una allucinazione dei sensi. Elena non è che il doppio negativo della donna stilnovista, ossia la figura femminile in grado di rovesciare potentemente il principio dell’amor cortese «Amor ch’a nullo amato amar perdona», una Beatrice negativa della quale lo stesso Andrea dimostra segni di disagio e insofferenza. «Ormai la diffidenza gli impediva qualunque dolcezza d’abbandono, qualunque ebrezza dello spirito. Ingannare una donna sicura e fedele, riscaldarsi a una grande fiamma suscitata con un baglior fallace, dominare un’anima con l’artifizio, possederla tutta e farla vibrare come uno strumento, habere e non haberi, può essere un alto diletto. Ma ingannare sapendo d’essere ingannato è una sciocca e sterile fatica, è un gioco noioso e inutile».