Saul di Alfieri: analisi dei personaggi

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Analisi dei personaggi del Saul, opera di Vittorio Alfieri (2 pagine formato doc)

SAUL ALFIERI

Relazione del libro: Saul di Vittorio Alfieri. Saul: È figlio di Kis e Re di Israele, un tempo grande condottiero ora è un uomo roso dalla gelosia per il successo di David e sospettoso nei confronti di tutti (anche dei figli).

Il secondo atto introduce subito un monologo, quello di Saul, che ricorda i tempi felici della sua giovinezza, e si sofferma aspramente sull’"empio spirto", l’oscuro sconvolgimento psicologico, che lo ha portato all’odio verso David, un tempo suo amico carissimo. Infatti Saul guarda con amarezza allo scarto tra il suo glorioso passato di giovane coraggioso e il suo squallido presente di vecchio e folle monarca.
Il declino della sua potenza bellica, la consapevolezza dell’ormai assente aiuto di Dio, la vecchiaia alle porte sono per Saul un peso troppo forte e sarà questo peso che lo farà impazzire trascinandolo in un turbine di follia che risulta evidente nei suoi rapporti con David.

Saul di Alfieri: riassunto

SAUL ALFIERI ANALISI

Il suo obiettivo è quello di riacquistare la grandezza perduta, stroncare qualsiasi cospirazione e mantenere il potere a qualunque costo.
Saul non ha in tutta la tragedia un’antagonista della sua dimensione psicologica o, piuttosto, lo ha in se stesso: egli è, cioè, insieme eroe e tiranno di se medesimo e unisce e fonde nella sua complessa interiorità slanci ed entusiasmi eroici, di un lontano e superstite eroismo, e ombrosità, suscettibilità e malvagità tiranniche. Pertanto quel dissidio tra l’eroe e il tiranno che si rivela così frequentemente nelle altre tragedie, è qui, come nella Mirra, del tutto interiorizzato. Saul è solo perché il vero conflitto lo impegna con se stesso; e la sua solitudine potenzia l’umanità o, meglio, la naturale tragicità del personaggio.

Saul di Alfieri: analisi e figure retoriche

SAUL ALFIERI PERSONAGGI

Saul è il tirannicida. Questa affermazione è apparentemente contraddittoria, in quanto Saul stesso diventa in seguito alla sua follia un terribile tiranno. La figura del tiranno come la intendeva Vittorio Alfieri è l’immagine riflessa della follia di Saul. Saul è un uomo disperso nella sua follia e nella sua paura che sfocia nella tirannia. Saul capisce di avere un unico modo per liberarsi dalla tirannia che c’è in lui: la scelta finale. Scelta che compierà alla fine della tragedia come ultimo disperato gesto di umanità e come unico mezzo per preservare quel poco della sua regalità che gli è rimasto. Saul uccide se stesso rifiutando in questo modo quello che lui era irrimediabilmente diventato: l’espressione della tirannide. In una specie di “muoia Sansone con tutti i filistei” Saul si toglie la vita, liberandosi dalla sua follia e dalla sua consapevolezza di essere pazzo, rimettendosi forse, alla pietà di Dio. Saul, uccidendo se stesso, rinnega e uccide anche la tirannide che lo possiede.
Saul è ormai un uomo accecato dalla sua stessa follia e, quel che è peggio, è che nel temporale furioso delle sue sensazioni sconvolte, lampi di lucidità lo illuminano sulla sua tremenda condizione di pazzo. Non credo che per un uomo ci possa essere niente di peggio che impazzire e rendersene conto al tempo stesso. Saul è ormai un ciclone di sentimenti contrastanti, è dilaniato dalla battaglia tra la sua follia e la sua saviezza.