"Le Satire di Orazio"

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LE SATIRE LE SATIRE Le satire constano di due libri: il primo, pubblicato nel 35, è formato da 10 componimenti; il secondo, pubblicato nel 30, è invece formato da 8 componimenti.
Il primo componimento rappresenta una critica forse più violenta ai vizi, il secondo invece, composto quando Orazio era già entrato a far parte del circolo di Mecenate, è più saggio e meno feroce. In tutti e due i libri sono presenti nomi di personaggi reali. Nelle satire Orazio si ispira principalmente a Lucilio, di cui riconosce oltre ai meriti anche i difetti, quali ad esempio la rozzezza e la mescolanza di parole greche e latine. Una prima differenza fra Lucilio ed Orazio consiste nel fatto che Orazio non crea una satira politica, bensì una satira morale.
Le sue vittime non sono uomini illustri, ma persone comuni, a tutte note per i loro vizi. Ad Orazio non interessano le persone in sé, ma sono solo esempi. Orazio attacca dunque i vizi e non i viziosi. Orazio ha un suo ideale di vita morale : la misura delle cose; come si può facilmente notare da particolari satire come ad esempio nella prima satira del primo libro, al verso 106, dove dice “ EST MODUS IN REBUS “. Nella satira sesta, è ancora la dottrina epicurea l'ispiratrice. Orazio dice che ognuno vale per quello che è, se anche la gente lo giudichi per quello che appare: e dichiara di preferire quella modesta condizione che gli permetta di fare il comodo proprio: come dice lo stesso autore latino, la vita senza “misera ambizione”, senza cioè quella ricerca di onori con cui ci fabbrichiamo le nostre catene. Anche nelle satire numero quattro e dieci, si può scorgere la dottrina filosofica epicurea, dove si preferisce ad un'esistenza famosa e piena di folle e pubblicità, una ristretta cerchia di pochi amici fidati. Le opere di Orazio, sono piene di richiami autobiografici specialmente le Satire e le Epistole. Nel primo libro, ad esempio, c'è un riferimento al padre di Orazio : < Se la mia indole, per il resto retta, è intaccata solo da pochi e trascurabili difetti, come nei che tu biasimassi in un corpo perfetto; se nessuno in buona fede può rinfacciarmi avidità, sordidezza o pratica di bordelli; se io vivo, tanto da darmi lode, immune da colpe e caro agli amici; di tutto questo ha merito mio padre > ( versi 65-71 ) oppure ancora sempre nella satira numero sei del primo libro dal verso 79 al verso 92. Si potrebbe anche notare una contrapposizione fra la vita di città e la vita di campagna. Sempre nella sesta satira del primo libro, nella parte finale, Orazio ci da uno spaccato della vita nella capitale. Attraverso alcuni personaggi Orazio ci fornisce un'immagine di Roma, dove troviamo una vita frenetica, piena di lavoro, incontri al foro, alla mattina e alla sera sempre al foro ma stavolta fra i ciarlatani, gli indovini, i lestofanti, i vagabondi. Per chiudersi poi verso tardi, nella sua modesta dimora, a godersi un piatto di porri, ceci e frittelle. Questa la città. Invece nel secondo libro,