Il sentiero dei nidi di ragno e il neorealismo

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Approfondimento sulla componente neorealistica de "Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino (2 pagine formato doc)

IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO E IL NEOREALISMO

Il sentiero dei nidi di ragno e il neorealismo.
•    Qual è l’origine del libro? Dalla prefazione all’ edizione del 1964: “Più che un’opera mia lo leggo come un libro nato anonimamente dal clima generale d’un epoca, da una tensione morale, da un gusto letterario che era quello in cui la nostra generazione si riconosceva, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale”.

Inoltre Calvino, come egli stesso afferma, sentiva la responsabilità di trattare il tema della Resistenza un po’ troppo grande per le sue forze e per questo decise di affrontarlo “non di petto, ma di scorcio, assumendo il punto di vista di un bambino”.
Questa storia resta in margine alla guerra partigiana ma allo stesso tempo ne rende “il colore, l’aspro sapore, il ritmo”.
•    Che rapporto c’è tra pubblico e autore? L’esperienza della guerra aveva toccato tutti, nessuno era stato risparmiato e, dopo la vittoria e la rinata libertà di parlare, tutti avevano la medesima smania di raccontare, ad ogni occasione, le proprie vicende. Proprio questa comune, tragica esperienza mette alla pari lo scrittore e il pubblico; si instaura tra essi una comunicazione immediata… lo scrittore non è altro che uno dei protagonisti della guerra, così come gli altri egli ascolta le storie altrui e  racconta la propria.

IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO ANALISI

•    Cosa intende l’autore per “tradizione orale”?
Questa unità di storie e di materia fu alla base del romanzo di Calvino. Egli infatti accorpò alla propria vicenda personale i racconti che “si sentivano sui treni, ai tavoli delle mense, nei negozi, nelle strade…”. Storie che si trasformavano negli istanti in cui venivano raccontate, “acquistavano uno stile, un linguaggio, un umore come di bravata, una ricerca d’effetti angosciosi o truculenti”.
•    Qual è l’intento che si prefiggono Calvino e i neorealisti?
Solo parzialmente si avverte l’intento di informare o documentare gli avvenimenti. La volontà di esprimere tutto quello che avevano appreso in questa guerra, di esprimere anche loro stessi, cambiati o cresciuti in questa esperienza, ecco l’intento dei neorealisti.

Il sentiero dei nidi di ragno: relazione libro di Calvino

•    Cos’è il neorealismo?
Il neorealismo fu “un insieme di voci…”. Voci a volte confuse, disordinate, voci che urlano, alla luce della libertà appena conquistata, tutta la loro drammatica esperienza. Il neorealismo comprendeva anche l’influenza di  elementi extraletterari, che però venivano considerati dagli scrittori non come estranei, ma come dati che non potevano non essere considerati, indiscutibili, dati di natura. Il problema sembrava essere di poetica: come infatti potevano essere tradotti in termini letterari?
•    Perché il Neorealismo utilizza la lingua parlata?
Le voci della gente che aveva fatto la Resistenza erano voci periferiche, esponenti delle diverse lingue italiane… molte delle quali ancora inedite per la letteratura. I neorealisti impastano questi dialetti nella lingua letteraria, perchè ne risulti una narrazione viva, efficace.
•    Perché Calvino sceglie “eroi negativi”?
I motivi di qusta scelta sono prevalentemente due e sono entrambi polemiche.
La prima è una polemica contro i benpensanti che, a un anno dalla fine di quell’esperienza, prendevano gli sbandamenti della gioventù postbellica a prova della debolezza di ideali che avevano animato i giovani della Resistenza. Presentando questi personaggi appunto “sbandati” l’autore vuole sottolineare come “anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che (…) li ha fatti diventare forze storiche attive”. Questa volontà di reagire, per riscattare la propria dignità umana e la propria liberà bastava per sé stessa a nobilitare gli eroi partigiani.
La seconda è contro chi tentava una “direzione politica” dell’attività letteraria, contro chi chiedeva allo scrittore di creare l’eroe della Resistenza, di dare immagini enfatizzate degli eventi. A questi Calvino risponde con degli eroi “minori”, anzi, con la “feccia” della società, troppo ignorante per comprendere lo spirito di classe.