Svevo e i suoi tre romanzi

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Cenni biografici sulla vita di Svevo e analisi dei suoi 3 romanzi con la diverse influenze letterarie riscontrabili: Una vità, Senilità, La coscienza di Zeno. (4 pagine formato doc)

ITALO SVEVO (1861-1928) ITALO SVEVO (1861-1928) Un elemento biografico di Svevo che merita di essere sottolineato è la triestinità, vale a dire l'essere nato in una città particolare, crocevia di culture.
Svevo ha, quindi, una cultura ampia che si estende dalla letteratura italiana a quella tedesca a quella slava. Svevo ama molto anche la filosofia tedesca, in particolare Schopenhauer, conosciuto durante gli anni di studio in un collegio della Baviera. Trieste fu anche la prima città italiana in cui giunse la psicoanalisi di Freud, e lo stesso cognato di Svevo fu in analisi da Freud. Svevo ci ha lasciato poche pagine di poetica, che, dunque, deve essere desunta direttamente dalle sue opere.
Possiamo fissare, allora, alcuni punti fondamentali, il primo dei quali è che l'arte non può sfuggire alla vita, essa, cioè, non può rifugiarsi nella sfera consolatoria del mito, del simbolo, ma deve dare conto di quella oggettività nella quale siamo immersi e che ci condiziona. Ecco, dunque, spiegato il titolo del saggio di Salinari “Miti e Coscienza del Decadentismo italiano”: Svevo e Pirandello, accomunati da importanti livelli di poetica, costituiscono appunto la coscienza della crisi dell'uomo contemporaneo, mentre al contrario Pascoli e D'Annunzio mascherano la crisi attraverso i miti dell'esteta, del super-uomo, del nido, e Fogazzaro, attraverso il misticismo delle sue ultime opere (“Il santo”), sogna una purificazione, un rinnovamento spirituale dell'uomo. [Fogazzaro aderì al Modernismo, corrente di intellettuali che volevano conciliare il Vangelo con la scienza, volevano cioè conciliare due realtà profondamente antitetiche evoluzionismo e creazionismo]. Questo non significa però che Svevo intenda accostarsi all'oggettività naturalistica, né devono trarre in inganno i molti riferimenti oggettivi dei suoi romanzi (le piazze, i caffè, le banche, il porto di Trieste), in quanto tutti questi riferimenti concreti vengono presentati al lettore attraverso la coscienza dei personaggi. Essi sono, cioè, oggetto di una visione soggettiva e d'altro canto Svevo ebbe modo di criticare apertamente il naturalismo di Zola. L'altro tema centrale della poetica di Svevo è quello della “malattia” del personaggio. Si tratta di una malattia dello spirito che determina l'incapacità del personaggio di aderire stabilmente alla realtà; il personaggio sveviano è preda di una malattia della volontà che prende il nome di inettitudine. Ha inizio, con Svevo, nella nostra narrativa del Novecento, quella tipologia dell'inetto destinata ad un grande avvenire, dal romanzo “Rubè” di Borgese (il critico che ha dato il nome ai Crepuscolari) a “Gli indifferenti” di Moravia, del 1929 (titolo che allude all'indifferenza morale dei personaggi, incapaci di reagire alla profonda corruzione della loro famiglia alto-borghese, che per Moravia altro non è che specchio del degrado morale della società fascista del tempo). Il terzo motivo del