Verre e Catilina

Appunto inviato da karmina
/5

Appunti sui processi contro Verre e Catilina. ( formato txt) (0 pagine formato txt)

Il processo contro Verre (In Verrem, passim) Nel 70 a C il governatore della Sicilia Gaio Verre che si era distinto per le ruberie perpetrate a danno dei Siciliani fu accusato di malgoverno e di concussione e processato.
L'azione giudiziaria intentata dallo stato romano contro Verre aveva in se una profonda rilevanza politica perché insieme col governatore corrotto veniva messa sotto accusa tutta la classe nobiliare di cui era espressione Cicerone capi subito che l'occasione era ottima per mettersi definitivamente in luce sia dal punto di vista forense (il difensore di Verre era il suo maestro Ortensio Ortazlo) sia dal punto di vista politico perché si presentava la possibilità di mettere in discussione il ruolo egemonico che la nobilitas aveva all'interno dello stato romano (Cicerone in quegli anni militava nel partito democratico e quindi era in contrasto politico con l'aristocrazia) Il processo ebbe inizio con la Divinatio in Q. Caecilium, con cui Cicerone riuscì a evitare che il ruolo di pubblico accusatore di Verre fosse affidato a quel Q.
Cecilio che in passato era stato questore dell'accusato e quindi era troppo coinvolto nelle malefatte del governatore corrotto per fare piena luce sui suoi innumerevoli crimini. Così il ruolo di pubblico accusatore fu affidato dal tribunale a Cicerone ed egli ebbe la possibilità di pronunciare l'actio prima in Verrem una durissima requisitoria con cui mise alle corde il potente e protetto imputato La tradizione riferisce che dopo aver sentito lo spietato atto d accusa di Cicerone Verre ormai certo di essere condannato fuggì in esilio e che Cicerone successivamente a processo ormai sospeso scrisse cinque orazioni che avrebbero dovuto costituire l'actio secunda e che analizzano in forma sistematica i crimini di Verre. Ma le cose forse non andarono proprio così, come di recente è stato sostenuto da Carlo Venturini Va detto, infatti, preliminarmente che la lex Cornelia repetundarum (la legge che regolava i processi di concussione) prevedeva un iter processuale in due fasi distinte, la seconda delle quali si doveva necessariamente concludere con una sentenza subito dopo aveva inizio un terzo momento consistente nella determinazione concreta della pena (litis aestimatio) Poiché e certo che nel caso di Verre fu fatta la litis aestimatia e facile arguire che le due fasi del processo si siano svolte realmente e che il caso Verre si sia concluso con una sentenza di condanna se pur modesta come ci tramanda lo storico greco Plutarco Inoltre alcune stranezze nell'iter processuale in cui pare che Cicerone quasi non voglia affondare i colpi e il continuo richiamo alla lex Aurelia iudiciaria con la quale si stabiliva che la funzione giudicante prima monopolio dei senatori fosse ripartita fra questi, gli equites e i tribuni aerarii, possono indurci anche ad una diversa interpretazione dei fatti: la verità è che la posta in gioco nel processo contro Verre non era soltanto l'innocenza di costui, ma il prestigio di tutta la c