La vita di Francesco Petrarca: riassunto

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Riassunto della vita di Francesco Petrarca, le poesie, la figura di Laura e il Canzoniere (2 pagine formato doc)

LA VITA DI FRANCESCO PETRARCA: RIASSUNTO

Petrarca.

Francesco Petrarca fu un poeta nato ad Arezzo il 20 luglio 1304 da una famiglia fiorentina di condizione borghese.
Il padre, ser Petracco, era un notaio esiliato da Firenze, dopo che i guelfi neri si erano impadroniti del potere. Fanciullo, seguì il padre, da Firenze ad Avignone, dove allora risiedeva la Curia papale. Dopo i primi studi con Convenevole da Prato, a soli 12 anni Francesco fu mandato dal padre all’università di Montpellier a studiare legge, mentre a 16 anni andò con il fratello Gherardo a Bologna, città di prestigio nel campo degli studi giuridici. Ma proprio qui iniziò a scrivere i primi versi in volgare e, quando il padre morì, abbandonò gli studi del diritto per quelli letterari.
Tornato ad Avignone, iniziò a condurre una vita mondana, riscuotendo i favori dell’aristocrazia.


Riassunto su Francesco Petrarca: poesie


PETRARCA, LAURA

Nello steso tempo riusciva a conciliare le sue due più grandi passioni: lo studio dei classici greci e romani, e la spiritualità cristiana. Egli pensava e scriveva abitualmente in latino, ma componeva anche liriche d’amore su stampo del “dolce stilnovo” in volgare.
Nel 1326 prese gli ordini minori con lo scopo di avere una sicurezza materiale, infatti non doveva occuparsi delle anime, ma poteva accedere ad alte cariche.
Nel 1327 conobbe ad Avignone Laura, la donna che gli doveva ispirare tutte le sue liriche amorose. Al suo nome sono legate numerose simbologie, infatti il lauro è la pianta sacra ad Apollo, dio della poesia, e vi è contenuta la parola auro, cioè oro. Per questo motivo, non si crede a un vero e proprio amore per Laura, ma un amore effimero intorno a cui il poeta ha concentrato la sua travagliata vita.

Riassunto su Francesco Petrarca


FRANCESCO PETRARCA: POESIE

Nel 1341 fu incoronato poeta in Campidoglio, che mostra il suo bisogno di onori e riconoscimenti mondani. A questo si contrappone la grande crisi religiosa del 1343, anno in cui il fratello Ghilberto di ritirò in un monastero e in cui nacque la figlia naturale Francesca, che Petrarca non voleva riconoscere (nell’ordine minore cui apparteneva si faceva voto di celibato e castità). In questo periodo emergono quindi i segni tangibili di una vita troppo immersa nel lusso e nei piaceri del mondo, ma non tanto da farlo arrivare ad una decisione radicale. Famoso in tutta Europa e costantemente animato da una grande curiosità, viaggiò moltissimo, svolgendo anche varie missioni diplomatiche. Percorse nel 1333 la Francia settentrionale, le Fiandre e la Renania, conobbe Roma e le sue antiche rovine e visse per lunghi periodi in Italia, a Milano, a Venezia e infine ad Arquà (oggi Arquà Petrarca), sui Colli Euganei, dove morì il 19 luglio 1374.
Nell’animo di Petrarca si contrappongono durante tutta la vita l’irrequietudine che lo spinge a esplorare il mondo e la ricerca interiore di una vita pura e raccolta. Questa ricerca si esprime nei ritiri di Valchiusa, paesino montuoso vicino Avignone dove il poeta ama passare lunghi periodi, libero dalla vita sociale.

Petrarca, il Canzoniere: riassunto


PETRARCA, IL CANZONIERE

Il capolavoro di Petrarca è il Canzoniere (o Rerum vulgarium fragmenta) scritto tra il 1335 e il 1374, col quale il poeta diede l'espressione più limpida e sottile dell'amore e della capacità di elevazione dell'uomo, delle sue inquietudini e ambiguità, spirituali e psicologiche, creando anche le forme e il linguaggio propri della lirica moderna.
Nei Trionfi (1340-1374) il grande tema del Canzoniere è elevato dal senso autobiografico al senso universale, cioè a storia non solo di un uomo, ma dell'umanità intera, dalle passioni terrene all'abbandono in Dio. Grandissima, nella storia della cultura, è l'importanza del Petrarca umanista, per la sua opera prodigiosa di scopritore di tanti tesori della sapienza e della bellezza antica attraverso testi ritrovati (l'orazione ciceroniana Pro Archia, le lettere di Cicerone Ad Atticum, Ad Quintum, Ad Brutum) o riconquistati con una lettura attenta e sensibilissima, degna della più rigorosa e umana filologia.