Uno, nessuno, centomila, di Pirandello

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Breve recensione del libro di Pirandello. (file.doc, 1 pag) (0 pagine formato doc)

Uno, nessuno e centomila: Uno, nessuno e centomila Il romanzo pirandelliano narra di un uomo, Vitangelo Moscarda, il quale scopre di non essere per gli altri quell'uno che è per sé.
La moglie Dida, svelandogli che il suo naso pende verso destra, ha distrutto tutte le sue certezze, avviando una riflessione sull'intera esistenza. Nell'autoanalisi emerge la diversità psicologica dagli altri, una malattia della volontà che rende il protagonista un "inetto", immerso nel proprio microcosmo. Egli vive: "con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini": ecco visualizzato lo sbriciolamento del reale che da univoco (uno) diventerà poliedrico (centomila) e sfocerà nel nulla (nessuno).Vitangelo allo specchio, simbolo dell'io davanti a se stesso, scopre di vivere senza "vedersi vivere". Si getta all'inseguimento dell'estraneo inscindibile da sé e con suo grande rammarico scopre che non si tratta di un'unica figura, ma di altre centomila identità differenti.
Il protagonista si stacca dal proprio "fantoccio vivente", per se stesso è ormai nessuno: la distruzione dell'io è consumata. Quasi come in un "gioco della parti" il povero, non in senso materiale, protagonista trova se stesso o meglio il suo corpo ad interpretare ruoli non suoi. Ne sono esempi, il “ caro Gengè” di sua moglie Dida, o l'usurai che tuta la gente vede in lui o “buon figliolo feroce” che era agli occhi di suo padre, e la lista è ancora lunga considerando che ogni persona vedeva in lui un Moscarda diverso. Vitangelo, alla ricerca di una via di fuga dai centomila estranei a sé che vivono negli altri, decide di uccidere le sue "marionette" ma, per aver voluto dimostrare di non essere ciò che si credeva, è ritenuto pazzo: la gente non vuole accettare che il mondo sia diverso da come lo immagina. Non c'è via di fuga: Vitangelo assapora il piacere di "alienarsi" da sé ma scopre poi, suprema disillusione, che le marionette possono impazzire, ma non si possono distruggere. Il protagonista sopraffatto dagli altri, non riesce a sostenere nemmeno lo sguardo della cagnetta, maltratterà anche la moglie; estrema ribellione di chi sente gli altri dentro di sé e manca a se stesso. La decisione di vendere la banca del padre per uccidere l'usuraio Moscarda, fa sorgere un "punto vivo", una volontà che lo fa essere Uno. Questo atto, per tutti assurdo crea attorno a lui un vuoto in cui si inserisce Anna Rosa, donna dalla psiche molto simile alla sua: mentre lei frantuma la propria identità atteggiandosi davanti allo specchio, vorrebbe fermare la vita per conoscersi, Vitangelo, invece, va verso l'annientamento. Vitangelo, avvolto nella coperta verde di convalescente, "naufraga dolcemente" nella serenità della natura, senza passato né futuro. Estraniarsi da sé è l'unica via per fuggire alle centomila costruzioni che falsificano la realtà e la imprigionano in un nome, immutabile come un'epigrafe funeraria. La vita "non conclude" ed è un divenire palpitante: meglio, dunque ,essere nessuno poiché