"L'anno della vittoria"

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Recensione di "L’anno della vittoria", libro scritto da Mario Rigoni Stern tra l’ottobre del 1983 e l’agosto del 1985. (4 pag, file.doc) (0 pagine formato doc)

Classe: 1°A Data: 09-1-2001 Alunno: Cocco Giovanni L'anno della vittoria Il libro, intitolato “L'anno della vittoria”, é stato scritto da Mario Rigoni Stern tra l'ottobre del 1983 e l'agosto del 1985.
Questo libro parla di Matteo, dei sui familiari ed amici che con la venuta della guerra si sono dovuti rifugiare in pianura. Un giorno, Matteo decise di risalire la strada per tornare a vedere il paese che aveva dovuto lasciare tre anni fa a causa della guerra. Al contrario di quel che ricordava, non vide altro che distruzione e desolazione e ciò che rimase della sua casa furono le pietre, la cazza di rame per bere l'acqua, ed una bambola che era delle sue due sorelline, Nina ed Orsola. Lassù, tra le macerie e le bombe, incontrò Toni Sciràn, col quale ridiscese la strada per tornare al Prà del Giglio dove aveva trovato rifugio con i suoi familiari.
Al suo ritorno, trovò le due sorelle malate e andò alla casa dei Nicoli a prendere del latte. La trovò Caterina, una ragazza della sua età della quale era innamorato. La madre della ragazza riempì quasi tutto il secchio di latte e diede a Matteo un po' di miele in un foglio di carta oleosa, dicendogli che le sue sorelle si sarebbero sentite meglio presto. La mattina seguente la madre di Matteo salì dalle figlie per vedere come stavano e darle il latte, ma la più piccola Orsola, era morta di febbre spagnola. Il giorno dopo, ci furono i funerali della piccola ed arrivò una lettera del padre che diceva di trovarsi al confine tra Austria e Slovenia e che sperava di tornare a casa per Natale. Intanto, come Orsola, Caterina aveva lasciato il giovane coetaneo che veniva a prendere il latte a casa sua. Il nonno e Matteo, visto che non c'era più bisogno di ghiaia per le strade, e visto che c'era bisogno di denaro in casa, vennero mobilitati a smontare le baracche delle retrovie. Con i suoi compagni di guerra era tornato il padre di Matteo, che era partito da Thiene per arrivare a casa. Con sé aveva cose da vestire della naia e cinquanta lire. Una domenica mattina partirono lui e Matteo per vedere com'erano le case dopo che la guerra aveva posato i piedi della distruzione. Al loro arrivo videro cumuli di macerie con sopra un leggero strato di neve. Lassù trovarono anche il vecchio Tana che stava con un fucile austriaco in mano, attento che i corvi non andassero a beccare sopra i corpi dei soldati. Invitò i due ad entrare nella baracca che aveva per dimora, e si accese la pipa con il tabacco che gli era stato portato. In primavera le cose iniziarono a peggiorare: molti profughi volevano tornare alle loro case sull'Altopiano, ma le pressioni della popolazione non fecero una piega al Comando Generale. Un giorno, il padre di Matteo fu chiamato al deposito del battaglione per ritirare il congedo. Ritornò a casa con cinquecento lire e il pacco vestiario che gli era stato consegnato. Un pomeriggio il padre di Matteo torno a casa con un mulo fiacco e magno, ma che pensava si sarebbe ripreso con l'erba novella.