La bottega del caffè, Goldoni

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Relazione sul libro "La Bottega Del Caffè" di Carlo Goldoni. (file word, 2 pag.) (0 pagine formato doc)

LA BOTTEGA DEL CAFFE LA BOTTEGA DEL CAFFE L'aderenza all'unità di luogo, prima ancora delle prove corali del Campiello e delle Baruffe chiozzotte, è l'aspetto più evidente della Bottega del caffè, una delle sedici commedie nuove promesse da Goldoni, andata in scena per la prima volta a Mantova nel 1750, dove l'autore la compose e successivamente riproposta a Milano e a Venezia.
L'ambientazione è quella della piazzetta veneziana sulla quale si affacciano alcune botteghe, “quella di mezzo ad uso di caffè; quella alla diritta di parrucchiere, e barbiere; quella alla sinistra ad uso di giuoco, o sia biscazza; e sopra le tre botteghe suddette si vedono alcuni stanzini praticabili appartenenti alla bisca colle finestre in veduta dalla strada medesima. Dalla parte del barbiere (con una strada in mezzo) evvi la casa della ballerina, e dalla parte della bisca vedesi la locanda con porte, e finestre praticabili”.
In vista della sua prima edizione nel primo tomo della Paperini, Goldoni cambiò alcune parti scritte in veneziano “per meglio servire il Pubblico, rendendola più universale, cambiando in essa non solamente in Toscana i due Personaggi suddetti [cioè Brighella, che divenne il caffettiere Ridolfo e Arlecchino il garzone Trappola], ma tre altri ancora, che col dialetto veneziano parlavano”. La vicenda si ispira a caratteri umani e verisimili, “forse veri” secondo le parole che lo stesso Goldoni adopera nell'Autore a chi legge, tratti cioè dalla “turba universale degli Uomini”, secondo una direzione impressa alla riforma teorizzata proprio in quegli anni. L'ingenuo mercante Eugenio ha la passione del gioco d'azzardo, fino a trascurare la moglie Vittoria. Si lascia così truffare da Flaminio Ardenti, nascosto sotto il falso nome di Conte Leandro, e astuto baro nella bisca di Pandolfo. La vicenda è complicata dall'equivoco coniugale in cui incorre Eugenio, che aiuta Placida, travestita da pellegrina e in cerca del marito Flaminio. Sullo sfondo si delinea la figura del maldicente Don Marzio che, con le sue chiacchiere, alimenta dissidi e incomprensioni. L'onesto caffettiere Ridolfo contribuisce a risolvere le liti matrimoniali di Eugenio e Flaminio, mentre il biscazziere Pandolfo viene arrestato. Don Marzio, svergognato da tutti i personaggi, decide allora di cambiare costume e città.