Frankenstein e la diversità

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Saggio breve sul romanzo gotico di Mary Shelley, Frankenstein, e sul concetto di diversità e di sublime (3 pagine formato doc)

IL CONCETTO DEL SUBLIME IN FRANKENSTEIN

La diversità fisica e interiore in Frankenstein di Mary Shelley. Durante gli ultimi anni del XVIII secolo in Inghilterra si sviluppò un nuovo genere di romanzo: il “romanzo gotico”.

Il termine gotico è usato ad indicare un gusto per l’orrido ed il tenebroso, come quello che si può riscontrare nel Medioevo, un gusto antitetico all’armonia e alla bellezza del classicismo. L’amore per il terrore si collega con la teoria del Sublime di Edmund Burke (1729-1797), espressa nelle “Indagini filosofiche sulle idee del Sublime e del Bello” (1796).
Egli individua un particolare “sublime del terrore”, che scaturisce da soggetti cupi e terrificanti e che, proprio attraverso il terrore, può dare una forma di piacere.

Concetto di sublime in arte e letteratura

FRANKENSTEIN E LA DIVERSITA'

Con la sua teoria Burke contribuì alla creazione di un mondo immaginario con strane atmosfere, in cui vivono creature particolari e accadono cose orribili in speciali ambientazioni come vecchi castelli medievali situati nella misteriosa Scozia o in paesaggi italiani.
Ma questo gusto per il nero ha evidentemente radici molto profonde nel clima di un dato momento storico. Esso può essere considerato una reazione ad una serie di profonde trasformazioni, come la rivoluzione industriale, e terribili tensioni che caratterizzarono l’Inghilterra in questo periodo e che crearono paura ed angoscia nella popolazione; è proprio a causa di questa complessa situazione che gli scrittori tentarono di esorcizzare questi sentimenti, proiettandoli nella letteratura.

Frankenstein: analisi dei temi principali del romanzo

PERCHE' FRANKENSTEIN E' UN ROMANZO GOTICO

Inoltre l’insistenza sull’orrore del romanzo gotico può essere vista come una reazione alla crisi delle certezze che si basavano sulla struttura razionale della mente umana e come un tentativo per esplorare le zone oscure della coscienza.
Seguendo questa tendenza generale molti scrittori svilupparono il tema della mostruosità, del doppio e altri temi che in generale sottolineano la diversità fisica dei personaggi del romanzo.
Tutti questi aspetti sono sviluppati nel libro di Mary Shelley (1797 - 1851) “Frankenstein”.
Frankenstein di Mary Shelley è un giovane scienziato ginevrino, che, spinto dall’ardore della ricerca scientifica, trova il modo di creare la vita. Dopo un’intensa attività di studi e ricerche sull’origine della vita, comincia prelevare pezzi di cadaveri e così riesce ad animare una creatura, mostruosa d’aspetto, ma incline al bene. Dopo la creazione il dottore lo rifiuta. Così il mostro scappa e trova rifugio in un villaggio dove aiuta una famiglia povera. Ma quando la famiglia scopre la sua vera identità, lo rifiuta. Tuttavia respinto per il suo aspetto dagli uomini, il mostro, per vendicarsi della propria forzata solitudine, compie una serie di atrocità che si concludono con l’uccisione del suo creatore. In questo senso “Frankenstein” affronta il problema della relazione tra creatore e la sua creatura, fra bene e male, fra positivo e negativo, tra normalità e degenerazione; lo scienziato respinge la creatura che ha generato, così il mostro si trasforma in un’atroce distruttore che si dedica all’annientamento della famiglia perfetta del suo creatore: se la famiglia non lo vuole, allora egli la elimina.