Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare: Atto 4

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Traduzione dell'atto 4 di Un sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare (1 pagine formato txt)

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE: ATTO 4

Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare.

Atto 4. Scena I. La stessa.
Entrano TITANIA e BOTTOM colle Fate del seguito.
OBERON sta di dietro non veduto.
TITANIA. Vieni, assiditi sopra questo letto di fiori, mentre io accarezzerò le tue amabili gote, coronerò di rose la profumata tua testa, e bacerò le tue belle e lunghe orecchie, mio gentile amore.
BOTTOM. Dov'è Fior- di- piselli?
PRIMA FATA.
Son presta.
BOTTOM. Grattami il capo, Fior- di- Piselli. - Dov'è monna Tela- di- ragno?
SECONDA FATA. Eccomi.
BOTTOM. Madonna Tela- di- ragno, buona madonna, prendete le vostre armi e uccidete quella grossa a e' che sta sulla cima di quel cardo, recandomi la borsa del di lei miele. Non vi affrettate di troppo in ciò, madonna; e abbiate cura che la borra del miele non si dirompa non ml piacerebbe di vedervi tutta inondata di dolcezza, signora. - Dov'è Seme- di- mostarda?
TERZA FATA. Son qui.
BOTTOM. Datemi la vostra mano, signora. A parte le cerimonie, ve ne prego, buona signora.
TERZA FATA. Che cosa volete?
BOTTOM. Nulla, fuorchè aiutiate Tela- di- ragno a grattarmi. Ma converrà ch'io vada dal barbiere, poichè sembrami avere molto pelo sopra la faccia: e sono giumento così tenero, che se un soffio d'aria mi scompone i peli, forza è mi graffi.
TITANIA. Vuoi tu udire un po' di musica, mio dolce amore?
BOTTOM. Ho molto orecchio in musica, fate venire le campanelle.
TITANIA. O desidereresti invece di mangiare?
BOTTOM. Volentieri: mangerei con piacere un po' di fieno secco. Desidererei anche una manciata d'avena: la fava, l'avena ed il fieno sono incomparabili vivande.

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE SHAKESPEARE: TESTO ATTO 4

TITANIA. Ho una Fata ardita che andrà a scorrazzare nei magazzini dello scoiattolo, e vi recherà noci fresche.
BOTTOM. Preferirei un centinaio o due di piselli. Ma vi prego, niuna mi fastidisca; ho una esposizione di sonno che mi vien sopra.
TITANIA. Dormi, ed io ti cullerò fra le mie braccia. Fate, partite e accudite ognuna alle vostre opere. Così il caprifoglio s'intreccia, così l'edera fedele cinge colle sue a nella il tronco dell'olmo. Oh com'io t'amo! Quanto ti vagheggio! (Si addormenta)
OBERON si avanza. Entra PUCK.
OBERON. Ben venuto, buon Robin. Vedi qual vago spettacolo? Comincia ad aver pietà del suo insensato amore. Poco fa, avendola incontrata nel bosco, ove andava in cerca dl fiori per quel deforme mostro, gliene ho fatto onta e l'ho garrita amaramente. Ella aveva cinto le tempie pelose dl quell'animale d'una corona di gigli; e la rugiada che cade sul fiori a gocce simili alle perle d'Oriente splendeva sovr'essi come se fossero state lagrime versate sulla loro ignominia. Allorchè io l'ebbi sgridata alquanto e ch'ella ebbe implorato il mio perdono con parole dolci e sottomesse, le chiesi quel fanciullo, ed ella me lo concesse tosto mandando le sue Fate perchè il portassero nel mio magico regno. Ora, che posseggo quel fanciullo, vuo' emendare quell'odioso errore de' suoi occhi. Perciò, amabile Puck, togli quel cranio dalla testa di quell'artefice ateniese, affinchè svegliandosi insieme cogli altri, ei possa riedere ad Atene e non pensar più ai casi di questa notte, che come al tormenti che dà un fiero sonno. Ma prima io vuo' svanire il prestigio alla regina delle Fate (toccandole gli occhi con un'erba), ond'ella ritorni quale sempre fu, e vegga come veder soleva. Il bottone di Diana sul fior di Cupido oprar può tanto, e solo è dotato di tal potere celeste. Ora, mia Titania, svegliati, svegliati, mia dolce regina.

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