L'educazione a Sparta e Atene

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Descrizione dei modelli educativi nelle polis greche di Sparta e Atene (2 pagine formato doc)

EDUCAZIONE A SPARTA E ATENE

La prima educazione ellenica.
A base dell’educazione greca vi era l’aretè, cioè la virtù, intesa come l’individuo dovrebbe idealmente essere. L’aretè apparteneva solo agli aristocratici, infatti chi era di grado inferiore non aveva né il tempo né i mezzi per potersi elevare, mentre i nobili decaduti la perdevano. Nella Grecia arcaica venivano indicati come modelli di virtù alcuni eroi dell’Iliade e dell’Odissea. Achille veniva identificato come l’ideale valoroso e guerriero, ma si parla anche dei suoi educatori, il centauro Chirone e il principe Fenice.
Un’altro eroe è Ulisse, visto come un uomo astuto e forte. Nell’Odissea è importante anche la figura di Telemaco, il figlio di Ulisse, che si affida al suo maestro Mentore, ascoltando i sui consigli e usando la parola, intesa come la capacità di parlare in modo accurato, per raggiungere i suoi scopi. Questi modelli venivano posti ai giovani aristocratici come ideali di aretè da raggiungere. Nell’VII e il VII secolo, la Grecia è caratterizzata dalla presenza di polis, città stato indipendenti. L’educazione ha il fine di creare il cittadino ideale della propria polis. Si distinguono due diversi modelli educativi, quello di Sparta e quello di Atene.
 

Atene e Sparta: le differenze

EDUCAZIONE SPARTA E ATENE PEDAGOGIA

Si hanno informazioni sull’educazione a Sparta solo da posteri come Tucidide, Erodoto, Senofonte, Aristotele, Pausania e Plutarco. La polis di Sparta sviluppò un modello di vita a carattere militare e l’educazione aveva lo scopo di sviluppare l’aretè guerriera. Fin dalla nascita, ogni cittadino apparteneva alla polis stessa, che aveva potere di vita e di morte su di lui. Un neonato doveva essere in buona salute fisica altrimenti, se era ammalato o deforme, veniva abbandonato alle falde del monte Taigeto. È testimoniato che per questo motivo, le levatrici lavavano i neonati con il vino, perchè credevano che indebolisse i malati e fortificasse i sani. Le femmine venivano educate in famiglia e imparavano l’arte della puericultura, con lo scopo di diventare buone levatrici. Una buona levatrice usava metodi severi, per abituare i bambini al tenore della vita militare. I maschi invece erano educati in famiglia fino a 7 anni. Dopo vivevano in gruppi di pari, comandati da un paidonomos, che era un ragazzo poco più grande che fungeva da capo. Era data molta importanza all’arte del combattimento, mentre poco alla cultura, infatti per lo più non erano nemmeno capaci di leggere e scrivere. Dai 16 ai 20 anni i giovani erano sottoposti ad un addestramento militare ed erano detti Ireni, mentre dopo aver raggiunto la maggiore età erano chiamati Mellireni. Dopo i 20 anni diventavano educatori per i più giovani. Quindi l’educazione verteva sull’aretè guerriera, ma senza individualismo. Erano gli schiavi, per lo più prigionieri di guerra, a compiere i lavori più umili. Un tratto caratteristico dell’educazione era la xenofobia, cioè l’odio verso gli stranieri. Ciò era visto necessario per mantenere la struttura della città.
 

L'EDUCAZIONE AD ATENE

Atene si differenzia notevolmente da Sparta: il cittadino ideale infatti non deve puntare solo all’aretè guerriera, ma deve essere kalos, bello, e agayhos, buono. L’educazione mirava a raggiungere un ideale di bellezza e di moralità.
Fino a 7 anni i bambini erano educati dai familiari o, se questi ne possedevano, dagli schiavi. Le femmine continuavano l’educazione in famiglia, perché non avevano alcun diritto politico, quindi era sufficiente ciò che si imparava in famiglia. Solo a volte le femmine imparavano a suonare, ma non sempre.