Pedagogia, positivismo, attivismo e psicoanalisi

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Riassunto sul positivismo, attivismo, psicoanalisi e filosofia analitica (3 pagine formato doc)

POSITIVISMO, ATTIVISMO, PSICOANALISI E FILOSOFIA ANALITICA
Nella seconda metà dell’ ‘800 si afferma, in Europa, il Positivismo, una corrente di pensiero che nasce da una impostazione filosofica antispiritualistica e antiidealista.
I positivisti fondano la pedagogia su una solida base scientifica e la collegano con le altre scienze umane , facendone un veicolo di miglioramento sociale. Spencer ritiene che il fine dell’educazione sia la preparazione ad una vita concreta sotto l’aspetto personale e sociale. Tale modello educativo, nello sfondo della società tecnico-industriale, ha il proprio criterio nella categoria “dell’utile”, dove è possibile assegnare dei “valori” diversi a diversi  saperi, a seconda della loro utilità.
Tale impostazione viene condivisa anche dal positivismo italiano che deve, tuttavia, confrontarsi con il grave analfabetismo  e con la questione sociale. 


Angiulli sostiene che la vera essenza morale dell’educazione consiste, non solo nell’allevare le nuove generazioni e adattarle ai rapporti sociali esistenti, ma anche nell’insegnare loro nuove abitudini, nel modificare i rapporti esistenti , in modo da produrre nuove conquiste nel progressivo miglioramento della vita.
La stessa attenzione è presente anche in Aristide Gabelli, favorevole ad affiancare educazione (indurre l’alunno a pensare in maniera autonoma e razionale) e formazione (orientata alla particolare realtà sociale).
Il rapporto tra educazione e società delineato dal positivismo sembra, almeno in parte, sottolineare la prevalenza dell’istanza sociale su quella individuale.
Questa impressione può essere attenuata se ci si rivolge alla pedagogia dell’attivismo, una corrente che si sviluppa tra la fine dell’ ‘800 e i primi del ‘900, partendo da molte acquisizioni del positivismo. Figura di rilievo dell’attivismo è quella dell’americano Dewey, che condivide l’idea che lo spirito scientifico costituisca un valore centrale per lo sviluppo dell’individuo e per il progresso sociale. L’esperienza individuale cresce grazie all’incontro con problemi che implicano un processo di adattamento da parte del soggetto.


Il pensatore americano propone di superare la divisione tra formazione tecnico-scientifica e umanistica e tra fine individuale e fine sociale dell’educazione. A questo scopo si associa la convinzione che il processo dell’ esperienza individuale come soluzione dei problemi è coerente con gli scopi della società democratica e, quindi, la formazione di un individuo può avvenire in pieno accordo con lo sviluppo  delle sue capacità e contribuire al potenziamento della comunità, intesa come qualcosa in continua evoluzione.