Freud e lo sviluppo affettivo

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appunti di psicologia dello sviluppo e dell'educazione, tratti dal manuale di Castelli e Sbattella, Psicologia del ciclo di vita, sullo sviluppo affettivo del bambino secondo la visione della scuola freudiana (4 pagine formato doc)

FREUD E LO SVILUPPO AFFETTIVO - Un importante contributo allo sviluppo affettivo del bambino viene fornito dalla psicoanalisi classica.

La teoria psicoanalitica postula che il funzionamento dell’individuo adulto sia influenzato dalle esperienze vissute durante l’infanzia.
Freud, in particolare, introdusse delle tecniche specifiche, come le associazioni libere, le analisi dei sogni e il tranfert, con l’obiettivo di riesumare eventi passati e riportarli alla coscienza. La prima infanzia influisce pertanto sulla formazione della struttura di personalità dell’individuo, anche se tuttavia non è lecito ritenere che ogni comportamento adulto tragga origine da una specifica esperienza infantile.


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TEORIE FREUDIANE SULLO SVILUPPO AFFETTIVO - Lo studioso in questione riteneva che l’individuo fosse dotato di una carica energetica attivata dalle pulsioni, che hanno una base biologica. Le pulsioni possono essere sessuali, corrispondenti all’istinto di vita, oppure avere come oggetto la distruzione (istinto di morte). Le pulsioni sessuali in una fase iniziale hanno valenza narcisistica, per poi rivolgersi verso un oggetto esterno.
Le pulsioni premono per il loro soddisfacimento. Quando l’individuo asseconda le pulsioni segue l’istinto di piacere e adotta un processo primario, quando vi rinuncia segue il principio di realtà e adotta il principio secondario.
Entrambi i meccanismi mirano al raggiungimento del piacere da parte dell’individuo sebbene il processo primario non contempli alternative, mentre l’individuo attraverso il processo primario valuta quale sia la strada più favorevole.
Lo sviluppo, secondo questa teoria, può essere visto come il passaggio da un processo primario, proteso alla soddisfazione dei bisogni, ad un processo secondario, incentrato maggiormente sulla logica. La sessualità infantile è diversa da quella adulta, perché non è improntata sulla riproduzione, ma alla ricerca del piacere sia originato dal proprio corpo sia da un oggetto esterno.

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LO SVILUPPO AFFETTIVO PER FREUD - Freud suddivide la personalità dell’individuo in tre componenti, Io, Es e Super Io. L’Es è il serbatoio delle pulsioni e segue il principio primario. Esso consente la trasformazione dell’energia biologica in energia psichica e con la crescita dell’individuo si differenzia in Io e Super Io.
L’Io invece segue il principio di realtà e assume la funzione di regolarizzatore della vita psichica, consentendo al soggetto di assumere il controllo percettivo e motorio e di differenziare la realtà interna da quella esterna.  L’Io ha tuttavia un’autonomia limitata, in quanto è impegnato a dirimere i conflitti tra l’Es e il Super Io.
L’ultima componente della personalità a svilupparsi è il Super Io, che assume una funzione di giudizio morale. Il Super Io nasce infatti dall’interiorizzazione delle norme imposte al soggetto dalla società o dai genitori. Esso può avere l’effetto di rafforzare l’Io, quando quest’ultimo interiorizza le norme morali; può avere invece l’effetto di indebolire l’Io quando questo si rifiuta di seguire le norme, producendo ansia e senso di colpa.

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LO SVILUPPO AFFETTIVO SECONDO FREUD: STADI DELLO SVILUPPO DI FREUD - Freud ha ricostruito lo sviluppo affettivo dell’individuo attraverso una sequenza di stadi. Ogni stadio dello sviluppo affettivo è collegato ad una zona del corpo, che diventa la meta della pulsione. Tali stadi non hanno una configurazione rigida, ossia è possibile il passaggio alla fase successiva senza aver completato quella precedente. Gli stadi sono rappresentati dalla fase orale, fase anale, fase fallica, fase di latenza e fase genitale adulta. Le prime quattro fasi vengono completate in genere entro il quinto anno di vita, segue la fase di latenza fino all’adolescenza, che permette il passaggio alla fase adulta.