Aggressività e violenza: tema

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Tema di psicologia sull'aggressività e sulla violenza nella società contemporanea: differenze e cenni agli studi più importanti sull'argomento (Erich Fromm, Bergeret, Chagnon...) (4 pagine formato doc)

AGGRESSIVITA' E VIOLENZA: TEMA

Aggressività e Violenza. la psicologia sociale è la disciplina che si occupa, in primo luogo, dei rapporti fra l’individuo e la società  e come questi si trovano in una interrelazione reciproca,  e come rivolge la propria attenzione allo studio dei  comportamenti aggressivi e violenti.
L’aggressività è un atto che è volto intenzionalmente a fare del male o a procurare del dolore. Può essere esplicitata in maniera materiale o verbale, e può raggiungere o meno il suo obiettivo, ma è pur sempre aggressività: ciò che conta è l’intenzione, anche se questa non raggiunge lo scopo.
Per quanto riguarda l’aggressività e la violenza quello che conta è l’intenzionalità.
Berkowitz (1993) distingue una aggressività ostile da una aggressività strumentale.
L’aggressività ostile è il risultato della rabbia e ha lo scopo di arrecare dolore o di provocare un danno.

L'aggressività: tesina maturità

TEMA SULL'AGGRESSIVITA' NELLA SOCIETA' CONTEMPORANEA

Nell’aggressività strumentale, l’intenzione di procurare del male ad un’altra persona è solo un mezzo per ottenere un altro scopo
Noi utilizziamo con lo stesso significato i due termini di aggressività e violenza.
Alcuni autori fanno una distinzione nell’uso di queste due espressioni.
Erich Fromm (1979) parla di aggressività biologicamente adattativa o benigna è un comportamento programmato ad attaccare o a fuggire, quando vengono minacciati interessi vitali e di aggressività distruttività umana, maligna appartiene alla specie umana, non ha alcuno scopo e quando viene soddisfatta, procura piacere.

L'uomo e la violenza: tema

TEMA SULL'AGGRESSIVITA' PSICOLOGIA

Jean Bergeret (1992) fa una distinzione  tra impulsi violenti e impulsi  aggressivi.
L’aggressività ha sempre un oggetto preciso e definito da maltrattare e ha lo scopo di distruggere e far soffrire l’oggetto, mentre la violenza si rivolge ad oggetti differenti e non si interessa della sorte dell’oggetto anche se viene distrutto.
Sempre per  Bergeret un soggetto violento diventa pericoloso solo quando viene attaccato, non premedita il suo comportamento, mentre un soggetto aggressivo rimane sempre potenzialmente pericoloso: tale pericolosità è legata al piacere del nuocere.
Per altri ricercatori, tra i quali Konrad Lorenz e Sigmund Freud, la violenza si esprime nell’uomo anche in assenza di una occasione precisa: si parla, in questo caso, della cosiddetta violenza a vuoto che si esprime con gesti  non finalizzati.

Lo studio della follia in Freud: tesina

L'UOMO E LA VIOLENZA

il concetto di violenza  varia a seconda delle  epoche storiche e a seconda del contesto sociale (culture), mettendo a confronto diverse popolazioni, possiamo osservare che in alcune di esse il tasso di violenza è maggiore che in altre (esempio, gli eschimesi così come gli abitanti della Polinesia, presentano un modesto tasso di violenza. Da quanto si sa, queste popolazioni, non hanno mai fatto ricorso alla forza per risolvere i loro conflitti all’interno del villaggio (Andreoli, 1993)).
Napoleon Chagnon (1968) che ha vissuto, invece, per circa venticinque anni presso gli Yanomano, una tribù della foresta amazzonica, ha descritto la presenza di un elevato tasso di violenza tra i componenti di questo popolo: forse presentano il livello di violenza più elevato al mondo.
In questa tribù la violenza è un elemento di successo.
In questo caso la violenza e l’aggressività vengono socialmente riconosciute come elementi positivi e gli Yanomano non prevedono alcun tipo di punizione per gli omicidi.
Appare, allora, esistere una correlazione tra violenza e cultura: se la cultura cambia anche cambiano anche  i comportamenti violenti, potendo sia aumentare che scomparire.

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