Psicologia genetica di Piaget

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Definizione e caratteristiche della psicologia genetica di Jean Piaget (2 pagine formato doc)

PSICOLOGIA GENETICA DI PIAGET

Piaget è il fondatore dlla psicologia genetica.

Nei suoi studi si è occupato prevalentemente dell'età evolutiva, ovvero quel periodo della vita che và dalla nascita fino ai 15 anni circa di vita di un individuo. A oggi comunque essa viene intesa come l'intero arco della vita di un individuo.
Occupandosi di questo periodo, Piaget studia lo sviluppo dell'intelligenza cioè quella capacità di adattarsi all'ambiente, di trovare soluzioni ai problemi che si incontrano e che a 15 anni arriva al suo massimo sviluppo.
Nel suo modo di ricercare Piaget si è allontnato dal metodo sperimentale, colpevole a suo dire, di essere troppo rigido  schematico. Sostiene infatti che un esperimento può dirsi ben riuscito solo se permette di scoprire qualcosa di nuovo.
Per questo usa il metodo dell'osservazione trasversale con il metodo clinico, quest'ultimo scarsamente utilizzato per studiare l'età evolutiva. Con il metodo trasversale vengono osservati contemporaneamente bambini di età diversa per studiarne lo sviluppo cognitivo. Il metodo clinico consiste invece nell'anamnesi, ovvero nella storia delle sue malattie che il paziente racconta allo psicologo, nella diagnosi e nella cura per la malattia riscontrata che lo psicologo dà al paziente.

PSICOLOGIA GENETICA, DEFINIZIONE

Piaget,forte di una grande esperienza, utilizzava, nei suoi colloqui, domande flessibili e in rapporto ai materiali concreti presentati ai bambini. A suo dire è infatti necessario che il bambino possa costruirsi oggetti da solo invece di utilizzare material didattico standard, e devono essere gli insegnanti a presentare situazioni che gli mermettano di riflettere e di risolvere continuamente nuovi problemi. Ponendogli poi domande, si dedurrà dalle sue risposte l'utilizzo che fà in quel momento dele operazioni cognitive. I bambini infatti devono essere guidati e contemporaneamete lasciati liberi.

PIAGET, TEORIA

Secondo Piaget "l'uomo è costruttore dei propri schemi mentali", questo perchè egli sostiene l'empirismo che afferma che l'uomo nasce senza conoscenza e la deve costruire con l'esperienza. Questo avviene attraverso due meccanismi mentali volti al funzionamento della mente.
Il primo, cioè l'assimilazione,consiste nell'applicare schemi mentali già noti a nuove situazioni o problemi per affrontarli e risolverli. Le nuove informazioni provenienti da queste esperienze vengono successivamente trattenute, rielaborate, cioè osservate, analizzate e organizzate, e infine assimilate in schemi mentali già noti, senza però modificarli.
Il secondo meccanismo mentale,cioè l'accomodamento, consiste nel modificare schemi mentali noti inserendovi nuove informazioni o costruendone di nuovi se l'informazione non fà parte di nessuno di quelli preesistenti.
Questi due meccanismi mentali contribuiscono quindi all'adattamento dell'intelligenza durante i vari stadi dell'età evolutiva. Essi sono le tappe biologiche della crescita cognitiva e fisica dell'individuo. Per Piaget vi sono quattro grandi stadi, suddivisi ognuno in sottostadi, che si susseguono in modo preciso. Non è quindi possibile ne saltarne qualcuno ne invertirne l'ordine. Essi vengono attraversati in età precise con leggeri scarti temporali variabili da individuo a individuo.

Piaget: stadi dello sviluppo cognitivo

PIAGET: STADI

Il primo stadio è detto periodo senso-motorio e va dalla nascita ai due anni di vita del bambino. Esso è caratterizzato da una serie di rapidi cambiamenti e si concentra soprattutto sullo sviluppo dei sensi e del movimento. Questi due elementi vengono studiati da Piaget sia separatamente, sia congiuntamente.
Questo primo stadio è diviso in sei sottostadi dai quali possiamo capire quanto i primi due anni di vita di un individuo siano quelli in cui avvengono in maggior numero di cambiamenti.
Il primo sottostadio è quello dei riflessi che và dalla nascita fino al primo mese di vita del bambino. In questo periodo il bambino è in grado di compiere solo alcune azioni isolate sulle quali non possiede alcun controllo, e che vengono chiamate appunto riflessi cioè risposte innate, non volontarie, istintive. Essi sono una prima forma di adattamento alla realtà, e sono il riflesso di suzione, con il quale il bambino muove continuamente le labbra come per succhiare la mammella della madre; il riflesso di prensione, con il quale il bambino è in grado di chiudere la mano per afferrare, ogni qualvolta le se ne tocchi il palmo; il riflesso di Moro o di trasalimento,per il quale il bambino allarga le braccia quando è spaventato; il riflesso di Babinsky, per il quale, se gli si sollettica la pianta del piede,il bambino ne flette le dita per poi richiuderle, ecc ecc.
In questo periodo il bambino vive un rapporto simbiotico con la madre, non distingue infatti il proprio corpo da quello di ella. Ha quindi un egocentrismo assoluto e non è in grado di distinguere nulla che riguardi la realtà che lo circonda.