PASQUA EBRAICA

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Alle sue origini, la Pasqua era una festa pastorale, praticata dalle popolazioni nomadi del Vicino Oriente, in cui si offrivano le primizie del gregge.... (2 pagine formato doc)

Alle sue origini, la Pasqua era una festa pastorale, praticata dalle popolazioni nomadi del Vicino Oriente, in cui si offrivan Alle sue origini, la Pasqua era una festa pastorale, praticata dalle popolazioni nomadi del Vicino Oriente, in cui si offrivano le primizie del gregge.
Successivamente, in seguito ad una maggiore sedentarietà delle genti semitiche, sarebbe divenuta anche una festa agricola, in cui si offrivano anche le primizie della mietitura dell'orzo, attraverso la cottura del pane azzimo. Questa festa, assunse un significato nuovo con Mosé, diventando il momento dell'anno in cui il popolo ebraico ricordava la liberazione dall'Egitto. Mosè, come è scritto nel dodicesimo capitolo dell'Esodo, programmò la fuga del suo popolo.
Tutti gli ebrei uccisero un agnello di un anno, consumarono il pasto in piedi con il bastone, pronti per la partenza, e segnarono con il sangue dell'animale le porte delle abitazioni. Così facendo tutti i primogeniti ebrei si sarebbero salvati dall'angelo inviato da Dio. Ancora oggi la Pasqua ebraica, che inizia con il plenilunio di marzo e dura per otto giorni, è celebrata seguendo antichi riti. Durante questi otto giorni tutto gli ebrei ricordano la liberazione dalla schiavitù del proprio popolo dalle vessazioni egiziane e l'inizio di un viaggio lungo 40 anni alla volta della terra promessa. Quella ebraica è una grande festa familiare, forse più della cristiana, che coinvolge tutti i membri della famiglia, dal più piccolo al più anziano, durante la quale gli adulti, attraverso la lettura dell'Haggadà (libro di leggenda), giochi e canti, raccontano ai bambini le peripezie degli antichi Padri nella terra dei Faraoni. Tutta la lettura del libro è fatta con domande, che i bambini pongono attraverso simpatiche canzoncine, e risposte, sempre cantate, degli adulti. Uno dei giochi preferiti dai bambini durante la cena di Pasqua (che in ebraico si chiama Seder) è la ricerca di un pezzetto di questo pane che gli adulti hanno sapientemente nascosto. Oltre che attraverso la lettura e i canti, nel corso della cena pasquale, si ripercorre l'avventura degli ebrei in Egitto anche attraverso una serie di simboli, ad esempio mangiando un'ottima marmellata di frutta secca e vino dolce, il cui colore richiama quello dei mattoni che gli schiavi Ebrei usavano per costruire le piramidi egiziane. Ciascun cibo simboleggia uno o più aspetti delle sofferenze patite dagli israeliti durante la loro schiavitù in Egitto: il sedano (la schiavitù in Egitto) intinta nell'aceto (le lacrime delle donne ebree in schiavitù); l'erba amara intinta nel Karoset (miscuglio di mele, noci, vino dolce, spezie), in ricordo dell'amaro miscuglio di argilla e paglia con cui gli israeliti facevano i mattoni in Egitto raddolcito dal mai sopito amore per la libertà, anche nei periodi più bui della schiavitù; il pane azzimo, perché, dovendo gli Ebrei lasciare improvvisamente l'Egitto, l'impasto non ebbe tempo per lievitare. L'uovo, simbolo di fertilità ma anche dell