Ricerca sul lavoro minorile: definizione e storia

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Definizione e storia del lavoro minorile. Ricerca ben realizzata e approfondita sul lavoro minorile (11 pagine formato doc)

LAVORO MINORILE IN ITALIA E NEL MONDO

Perché parliamo di lavoro minorile? Il problema dello sfruttamento del lavoro minorile sta prendendo evidenza agli occhi dell'opinione pubblica per la sua gravità e vastità.

L'idea che questo problema sia lontano da noi, perché riguarda solo i paesi del sud del mondo, è uno dei pregiudizi che ne condiziona una visione sbagliata. In effetti in questi paesi lo sfruttamento del lavoro minorile ha dimensioni macroscopiche: le statistiche ci dicono che riguarda un bambino su quattro.
Ma anche nei paesi occidentali e negli ex paesi socialisti dell'Europa dell'est i bambini sono sottoposti a gravi forme di sfruttamento:
infatti il lavoro minorile cresce negli Stati Uniti e sta ricomparendo anche in Europa. Anche in Italia calcola un numero di bambini lavoratori illegali che oscilla fra i 300.000 e i 500.000; spesso sono prigionieri, ridotti in schiavitù, o coinvolti in attività criminose. Ci si può chiedere come è possibile che i governi e le istituzioni non intervengano con leggi e norme adeguate a porre fine allo sfruttamento del lavoro dei minori. Il problema, però, non è l'assenza di norme giuridiche adeguate: Le norme giuridiche non sono sufficienti a tutelare i minori, che svolgono le loro attività nell'illegalità: in questi casi si parla di lavoro informale, categoria che include il lavoro nero. E uno degli ostacoli nell'analisi del problema è proprio la difficoltà di stimare il numero dei soggetti coinvolti: i dati a proposito del lavoro minorile sono esclusi - anche in Italia - dalle statistiche ufficiali. Gli unici dati esistenti sono le stime delle varie organizzazioni non governative.

Mappa concettuale sullo sfruttamento minorile

LAVORO MINORILE: DEFINIZIONE

Cosa si intende esattamente per lavoro minorile? La stessa definizione di lavoro minorile è problematica: la Convenzione Internazionale sui diritti dell'Infanzia definisce minore (o meglio "fanciullo") i ragazzi di età compresa fra 0 e 18 anni.
Ma per molti l'espressione "lavoro minorile" va riferito al lavoro svolto dai ragazzi sotto i 15 anni, cioè da quei ragazzi che si trovano sotto la soglia dell'età minima lavorativa.
Parlando del lavoro dei bambini e degli adolescenti dobbiamo introdurre alcune distinzioni: una, proposta dall'Unicef, riguarda due categorie di bambini lavoratori:
-    quelli che lavorano all'interno della famiglia di appartenenza, dove si porta avanti un'attività contadina o artigiana svolta in proprio; per povertà, mancanza di infrastrutture e garanzie sociali le famiglie di questi minori hanno bisogno di braccia infantili. Il ragazzo, in questo genere di situazione, può lavorare qualche ora e andare a scuola; in altri casi lavora tutto il tempo, ma non si può parlare di sfruttamento, bensì solo di miseria
-    quelli che vengono sfruttati da un padrone
Un'altra distinzione che bisogna fare è fra i casi meno gravi - per esempio il lavoro per alcune ore, in settori che non pregiudicano la salute psico-fisica - e quelli più gravi, in cui il bambino lavora a tempo pieno, svolgendo attività nocive o dannose per il suo sviluppo fisico, sociale, psicologico e che gli impediscono di ricevere un'istruzione.
Il rapporto Ires su lavoro minorile introduce invece la distinzione fra lavoro illegale e illecito:

LAVORO MINORILE: LEGGE

Per attività illecite si intendono quelle che infrangono soltanto i divieti sul lavoro minorile o in quanto tale: assistenza, contratti, retribuzioni minime ecc.  che gli Stati si sono dati.
Le attività illegali ricadono invece nella sfera dei lavori perseguibili penalmente: prostituzione, manovalanza nelle fila della criminalità, partecipazione a bande armate e eserciti irregolari.
L'unione delle due dimensioni permette di analizzare il lavoro dei bambini differenziando secondo la gravità che esso assume e, quindi, di elaborare soluzioni articolate e realmente applicabili nei diversi casi.
Un po’ di storia…Si è soliti far risalire lo sfruttamento dei lavoratori in generale alla rivoluzione industriale del diciottesimo secolo che, nata in forma spontanea, condizionò definitivamente la vita sociale ed economica della Gran Bretagna trasformando il paesaggio fisico e instaurando un modo diverso di vivere e lavorare per la gran massa della popolazione.