Il cristianesimo

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Diffusione e affermazione del cristianesimo visto anche con riferimenti alla situazione attuale. (3 pagg., formato word) (0 pagine formato doc)

IL CRISTIANESIMO E L'IMPERO ROMANO IL CRISTIANESIMO E L'IMPERO ROMANO I Romani e la religione e cristiani contro i pagani La religione romana, fondamentalmente, era fondata più sul rito e sul suo significato per la vita della città, che non su ciò che noi, al giorno d'oggi, definiremmo religioso, tuttavia era rimasta salda nell'impero e nella repubblica, e si era affermata anche nelle province grazie al lavoro svolto dall'esercito.
I romani per altro, erano sempre stati molto aperti e tolleranti riguardo al tema della religione. Essendo infatti fondamentalmente politeisti, era favorita l'integrazione di nuove divinità provenienti dall'esterno. La struttura basilare della religione romana, era data dai seguenti dei: Giove, Marte, Quirino, Giano e Vesta.
Giove, Marte e Quirino costituivano una triade dipendente dalla concezione trifunzionale della società, comune alle culture indoeuropee; la triade rappresentava, mediante personificazioni divine, lo stesso stato romano nella sua realtà metastorica. Il comportamento religioso era determinato da prospettive sociali e da prospettive personali. In vista delle prospettive sociali, il romano aderiva al culto pubblico, e nella zona del privato, ai culti corporativi, associativi e familiari. In vista delle prospettive personali trovava la risposta alle diverse occorrenze rivolgendosi alle divinità operanti negli specifici campi di azione, come avviene in una religione politeistica: tante divinità quante sono necessarie al soggetto religioso. L'adesione al culto pubblico era di per sé una professione di lealtà verso lo stato, ma anche un esercizio dei diritti di cittadinanza; in tal senso il cittadino romano usufruiva dell'azione dei sacerdoti, i quali agivano anche per sua delega, liberandolo da gravosi obblighi liturgici. La rivoluzione augustea promosse la rinascita del sentimento religioso tradizionale. In tale rinascita si volle che avesse un ruolo decisivo il culto del genio e del numen dell'imperatore: era l'estensione dei culti familiari come quello dei Lari, a tutto il popolo, quasi che Augusto assumesse la funzione di capofamiglia di tutti i Romani. Nel contempo promosse il culto dell'imperatore morto e divinizzato attraverso una deliberazione del senato e con il consenso del suo successore. Nelle province orientali dell'impero si affermò il culto stesso dell'imperatore vivente, che Augusto volle associato a quello della dea Roma. Si potrebbe pensare che il culto per il monarca non potesse in alcun modo essere una forma autentica di religione, il fatto è che la stessa religione tradizionale non era mai stata distinta dalla sfera della politica e aveva avuto, essa stessa un carattere contrattualistico: do ut des (do affinché tu dia). Il culto imperiale comunque non si sovrapponeva alla religione tradizionale che era integrata da molte diverse divinità provenienti dalle vari colonie (soprattutto quelle orientali), verso i quali i Romani si dimostrarono, comunque, sempre molto tolleranti. In alcune