Atteggiamento politico di Dante e Petrarca

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Brevi considerazioni sull’evoluzione dell’atteggiamento di Dante e di Petrarca nei confronti del contesto storico-politico in cui vivono. (1 pg - formato word) (0 pagine formato doc)

Chiarisci, a partire da questo testo, l'evoluzione tra l'atteggiamento di Dante e di Petrarca nei confronti del contesto storico politico in cui vivono Chiarisci, a partire da questo testo, l'evoluzione tra l'atteggiamento di Dante e di Petrarca nei confronti del contesto storico politico in cui vivono.
Dante e Petrarca vivono in contesti storico-politici differenti, e sono più o meno attivi all'interno della loro realtà sociale, fatto, questo, che condiziona in parte o totalmente le loro produzioni. Dante appartiene ad una realtà di tipo municipale, quella di Firenze, comune al suo interno dilaniato da lotte civili e coinvolto in fenomeni di rilevanza sociale, quali ad esempio l'ascesa della nuova borghesia mercantile. Il poeta partecipa in prima persona e con entusiasmo ad un travagliato periodo storico, e rimane egli stesso vittima delle lotte del suo tempo, per le quali viene condannato ingiustamente all'esilio.
Il suo ideale politico verte sulla necessità di una monarchia universale, su esempio dell'impero romano e sulla netta divisione dei poteri spirituale e temporale. Il contesto storico nel quale vive Petrarca risale, invece, all'epoca delle signorie e, sul piano politico, al definitivo crollo di istituzioni che nell'epoca precedente avevano costituito un valido punto di riferimento per l'uomo, lo Stato e la Chiesa. Mentre Dante è vincolato ad una dimensione comunale piuttosto chiusa e limitata e nutre idee di utopico universalismo, Petrarca sembra aprirsi ad una visione cosmopolita del mondo, che acquisisce svolgendo la professione di letterato “viaggatore”. Egli soggiorna in molteplici ambienti cortesi, conoscendo tante diverse realtà sociali, e viaggia alla ricerca di motivi esistenziali e di valori smarriti proprio nella storia e nella politica: è per questo che nutre una sorta di delusione verso quest'ultima e verso la tradizione medievale. Tale disagio lo spinge a rinvenire e a recuperare nella cultura classica principi e certezze esistenziali volti alla valorizzazione dell'essere uomo: il sentimento nazionalistico che esprime nella canzone “Italia mia” è, infatti, un appello alla riscoperta del valore e della superiorità della stirpe latina, eredità dell'Italia obliata sotto i torti subiti dall'orgoglio nazionale. Ma Petrarca si rivolge ai signori d'Italia e alle popolazioni della penisola come se fosse super partes, presentandosi come una guida, un giudice, e superando, in tal modo, i toni astiosi della polemica politica.