Il bambino medievale

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Tesina sul bambino medioevale.( 4 pag - formato word) (0 pagine formato doc)

Il libro esamina il valore dell'infanzia nel Medioevo basandosi su fonti disparate che hanno permesso di recuperare un'immagin La maggior parte degli studiosi di storia della famiglia e dell'educazione sono concordi nel ricondurre la prima teorizzazione dell'infanzia al XVI secolo, tuttavia le ricerche storico-pedagogiche non hanno trascurato, giustamente, il percorso o il retroterra di questa idea nei secoli precedenti.
Infatti il libro prende in esame il valore che l'infanzia aveva nel Medioevo basandosi su fonti diverse, che hanno permesso di recuperare un'immagine più sfaccettata del bambino medievale. Sebbene il Medioevo sia stato attraversato da atteggiamenti repressivi nei confronti del minore, soprattutto durante il monachesimo, la letteratura divulgativa scientifica e quella morale-didascalica dimostrano un nuovo atteggiamento animato dall'amorevolezza e dal senso della misura verso il bambino.
A differenza della cultura attuale dove, almeno a livello di coscienza ideale collettiva, il ricordo dell'infanzia è associato alla gioia, alla spensieratezza, a un periodo felice, nel Medioevo esso era collegato a un'esperienza dolorosa e infelice. Al solo pensiero di essere stato un bambino oppresso e punito, Agostino constatava amaramente: “Chi non preferirebbe scegliere la morte piuttosto che ritornare fanciullo?”. Le notizie concernenti l'età in cui si riteneva compiuta l'infanzia nel Medioevo sono sparse e contraddittorie, tuttavia rivelano che il problema dei minori non era così totalmente indifferente. L'assenza di una rappresentazione unica del tempo medievale permetteva l'uso di differenti cronologie. Fino al XVI secolo l'infanzia era calcolata in relazione all'influsso dei pianeti, al ciclo delle stagioni, alla teoria dei “quattro umori” o al simbolismo dei numeri, che fece del sette la cifra favorita per indicare l'ingresso nel mondo adulto. Esisteva una certa tendenza ad usare parametri diversi per misurare l'infanzia femminile: l'inclinazione prevalente era quella di negare l'infanzia alle bambine o di ridurne la durata. Pertanto le bambine venivano svezzate un anno prima rispetto ai maschi, la fine della loro fanciullezza era anticipata di due anni (calcolata fra i sette e i quattordici anni per il ragazzo, fra i sette e i dodici per la ragazza) e, presso l'aristocrazia, a otto o dieci anni le bambine erano considerate più che pronte per affrontare il matrimonio. La società medievale concepiva l'uomo nella duplice e contraddittoria natura di depositario del patrimonio divino e di autore del peccato originale. L'analisi dell'infanzia dell'uomo, a metà strada fra “l'angelo e la bestia”, oscillò fra due opposte dimensioni: passò dal simboleggiare un avvenimento sacrale, la nascita di Gesù, al personificare un evento umano, il peccato originale. Le “debolezze” infantili spinsero a ricusare l'infanzia come espressione della viziosità della natura umana. La mancanza di denti, di capelli, di