L'indifferenza della natura di fronte al dolore dell'uomo

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L'indifferenza della natura di fronte al dolore dell'uomo La natura: né benevola né malevola, ma “solo” Indifferente (L'indifferenza della natura di fronte al dolore dell'uomo) «Non riesco a convincermi - scrisse Charles Darwin - che un Dio buono e onnipotente abbia potuto creare gli icneumonidi facendo deliberatamente in modo che si nutrissero del corpo dei bruchi ancora vivi».
Fabre, un famoso scienziato, scrisse che, prima di deporre l'uovo in un bruco (o in una cavalletta o in un'ape), gli sfecidi introducono con precisione il pungiglione nel sistema nervoso centrale della preda per paralizzarla, senza tuttavia ucciderla. In questo modo la carne si conserva fresca per la larva che nascerà.
Non si sa se la paralisi abbia effetto anestetico generale o se si limiti a bloccare i movimenti della vittima. Nel secondo caso, la preda potrebbe rendersi conto di essere mangiata viva da dentro, ma non riuscirebbe a muovere un muscolo per evitarlo. Questa sembra un'orribile crudeltà, ma la Natura non è crudele, è solo inesorabilmente indifferente. Per noi uomini questo è uno dei fatti più difficili da comprendere: non sappiamo accettare qualcosa che non sia né buono né cattivo, né crudele né pietoso, ma semplicemente insensibile, indifferente a ogni sofferenza e privo di qualunque finalità. La finalità è radicata nella nostra visione del mondo: di fronte a qualunque cosa ci è difficile non chiederci a quale scopo è stata fatta, quale potrebbe essere la ragione o il fine che vi si cela. La tendenza a vedere un fine in ogni cosa è naturale in un animale che vive circondato da macchine, opere d'arte, strumenti e altri manufatti; un animale per di più, i cui pensieri, per lo meno da sveglio, sono dominati da scopi, obiettivi e programmi.Benché di fronte a un'automobile, a un apriscatole, a un cavatappi o a un forcone sia legittimo chiedersi a che cosa serva, il semplice fatto di poter formulare una domanda non significa che essa sia legittima o sensata. Vi sono molte cose per le quali si può chiedere «che temperatura ha?» oppure «di che colore è?», ma non si può chiedere la temperatura o il colore, per esempio, della gelosia o della preghiera. Analogamente è giusto chiedersi «a che scopo?» a proposito dei parafanghi di una bicicletta; ma non si deve credere che la stessa domanda abbia senso quando la si ponga a proposito di un masso, di una disgrazia, del monte Everest o dell'universo. Certe domande sono semplicemente assurde, per quanto benintenzionato sia chi le formula. In una posizione intermedia fra i tergicristalli e gli apriscatole, da un parte, le rocce e l'universo, dall'altra, si situano gli esseri viventi. I corpi degli esseri viventi e i loro organi sono oggetti che, a differenza delle rocce, sembrano portare in sé la finalità. Si potrebbe immaginare che le creature viventi siano state costruite da un divino Ingegnere e tentare di scoprire ciò che l'Ingegnere ha cercato di rendere massimo. I ghepardi dimostrano sotto tutti i punti di