John Fitzgerald Kennedy: storia

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John Fitzgerald Kennedy: storia del 35º presidente degli Stati Uniti d'America e i principali avvenimenti politici del 1960 (3 pagine formato doc)

JOHN FITZGERALD KENNEDY STORIA

John Fitzgerald Kennedy.

Nessun presidente americano del XX secolo ha eguagliato il fascino esercitato da John F. Kennedy negli Stati Uniti e nel mondo con la sua prospettiva di una “nuova frontiera” da raggiungere.
Uomo politico americano, 35° presidente degli Stati Uniti (Brookline, presso Boston, 1917 - Dallas, Texas, 1963). Appartenente a una famiglia eminente, compì gli studi superiori all'università Harvard (1940).
Prese parte alla seconda guerra mondiale come ufficiale di marina, distinguendosi nel Pacifico al comando di una motosilurante, nel cui affondamento venne ferito nell'arcipelago delle Salomone. Al termine del conflitto, entrò nella vita politica prima come deputato democratico del Massachusetts (1946), poi come senatore (1952), sconfiggendo il candidato repubblicano Henry Cabot Lodge. Alla convenzione democratica di Los Angeles (luglio 1960) fu designato candidato alla presidenza degli Stati Uniti e nel novembre successivo venne eletto battendo il repubblicano R. Nixon. Primo presidente cattolico del paese, si avvalse della collaborazione di un gruppo di tecnocrati e specialisti di varie branche delle scienze sociali, amministrative e politiche (un nuovo brain trust, o trust dei cervelli, come quello già costituito da F. D. Roosevelt) provenienti dal mondo industriale e dalle università (gli economisti appartenevano in prevalenza alla scuola di Cambridge).

La nuova frontiera di Kennedy: tema

KENNEDY PRESIDENTE

I primi mesi del suo mandato furono contrassegnati dal riacutizzarsi della tensione internazionale in seguito al fallito sbarco, avallato da Kennedy stesso, di 2.000 esuli cubani anticastristi alla baia dei Porci (17-18 aprile 1961). Il primo passo verso la politica di distensione con l'Unione Sovietica fu compiuto con l'incontro al vertice tenuto a Vienna nel giugno 1961, con il quale si cercò una soluzione negoziata dei più scottanti problemi di politica mondiale del momento. Tale prospettiva, che si inseriva in una nuova visione dei rapporti internazionali quale si era già venuta precisando nel discorso elettorale di Kennedy del 13 luglio 1960, subì una battuta d'arresto nell'estate del 1961 con la rottura unilaterale della moratoria nucleare da parte dell'Unione Sovietica, la riapertura della questione tedesca (muro di Berlino) e gli sviluppi della situazione nel Sud-Est asiatico. La crisi toccò l'acme nell'ottobre 1962 con la scoperta di basi missilistiche sovietiche a Cuba da parte di aerei da ricognizione; il comportamento di Kennedy fu improntato a un'estrema fermezza: posto l'embargo all'isola, il presidente decise che fosse effettuato il controllo di tutte le navi dirette all'Avana con l'ordine di dirottare i trasporti di materiale strategico. Questa presa di posizione spinse Krusciov ad assumere un atteggiamento accomodante, smantellando le basi missilistiche di Cuba. L'esito di questa prova di forza aprì la strada verso un clima di maggiore distensione internazionale che portò a una parziale soluzione dei rapporti tra le due potenze, rappresentata dall'accordo per la messa al bando degli esperimenti nucleari nell'atmosfera (trattato di Mosca, 5 agosto 1963).

KENNEDY POLITICA ESTERA

Nell'ambito della politica della “nuova frontiera” particolare rilievo ebbe il piano di aiuti per lo sviluppo economico e sociale dell'America latina concretatosi nell'Alleanza per il progresso (agosto 1961). Strettamente connesso al problema degli investimenti esteri fu quello di uno sbocco dei prodotti del mercato europeo, che trovò la sua formulazione nel Kennedy Round . Sempre in materia di politica estera l'ultimo periodo dell'amministrazione Kennedy fu contrassegnato da un maggiore impegno militare nel Sud-Est asiatico e dall'allargamento del dibattito sull'assetto nucleare del mondo occidentale, particolarmente in ordine alla “forza multilaterale*”. Non meno dinamica fu la politica kennediana di fronte ai problemi interni degli Stati Uniti: un sempre maggiore intervento dello Stato nell'economia teso a potenziare la ripresa produttiva, istituendo di fatto un controllo selettivo sugli investimenti e i consumi; particolarmente favorito fu il settore aerospaziale, impegnato nella competizione con l'Unione Sovietica.