Mine anti-uomo

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Origini, diritto internazionale ed etimologia. (1 pg - formato word) (0 pagine formato doc)

mina (esplosivo), Mine antiuomo (Dal francese mine, di origine celtica) Nel periodo bellico e in quello dell'immediato dopoguerra le mine ebbero impiego esclusivamente difensivo per formare un ostacolo artificiale detto campo minato con approntamento di campi minati dislocati a protezione di zone preventivamente organizzate a difesa.
Si usava “saturare” ampie zone con mine anticarro, antiveicoli e antiuomo. Ne esistono un gran numero, le diversità dei tipi e il funzionamento sono molteplici non più a sola pressione o strappo. Nella generalità le mine antiuomo hanno forma circolare e altezza limitata, le dimensioni variano con il peso della carica (50- 100 g); Contro opere fortificate protette da un sistema di gallerie di contromina si procedeva con un attacco sotterraneo detto attacco con le mine. Questo era condotto con esplosioni sotterranee, effettuate con gallerie e pozzi da mina, lungo la direzione d'attacco.
Guerra di mine fu detta l'azione dei contendenti per ottenere la vicendevole preminenza fra mina e contromina. Fu largamente impiegata nel XVII sec. in conseguenza dell'importanza assunta in quell'epoca dalle opere di difesa. Dopo un periodo di declino ritornò in auge negli assedi di Sebastopoli (1855), di Tuyên Quang (Tonchino) [1885] e di Port Arthur (1905). Durante la prima guerra mondiale si effettuarono, specie sul fronte italiano, mine di notevole mole, nessuna delle quali diede però risultati positivi. Diritto internazionale Per le leggi e le consuetudini di guerra, le mine terrestri sono state generalmente considerate un mezzo di guerra lecito, salvo quelle a scoppio ritardato. Le mine terrestri hanno avuto il maggior impiego nelle guerre non convenzionali (a cominciare dal Vietnam), con effetti terribili sulle popolazioni civili. Le “guerre civili” che hanno visto l'impiego più indiscriminato di mine antiuomo sono state quella afghana, somala, in Mozambico, ma soprattutto in Croazia e Bosnia, dove si calcola che dal 1992 al 1995 ne siano state interrate circa 25 milioni con conseguenti morti o mutilazioni per oltre 30.000 civili, tra cui molti bambini. La Croce Rossa Internazionale ha chiesto la messa al bando delle mine antiuomo come estensione della convenzione dell'ONU del 1980 sulle armi disumane. L'accordo siglato nel 1996 ha indicato in 10 anni il tempo per sostituire le mine attuali con altre più facilmente rilevabili e per la realizzazione di mine “intelligenti”, dotate cioè di un meccanismo a tempo che le disattivi automaticamente trascorso un determinato periodo o la fine della guerra in corso. Dopo la decisione unilaterale di alcuni Stati di non produrre né utilizzare più le mine antiuomo, nel 1997 si è svolta a Oslo la Conferenza che ha ratificato l'accordo citato con l'approvazione di numerosi Paesi del mondo, ad esclusione di Stati Uniti, Russia e Cina. L'Italia ha sottoscritto l'accordo e interrotto la produzione delle mine. La Campagna internazionale per il bando delle mine a