Il conflitto arabo-israeliano: riassunto

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Riassunto completo della questione arabo-palestinese, il conflitto tra Palestina e Israele (6 pagine formato doc)

CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO: RIASSUNTO

Guerra arabo-israeliana. L'indipendenza d'Israele (14 maggio 1948) ha avuto la sua origine negli sforzi dei sionisti per ricreare un “focolare nazionale” per gli Ebrei della diaspora minacciati dalla recrudescenza dell'antisemitismo (1880), particolarmente in Germania e in Russia.

La Palestina, in cui si erano ristabilite, dopo la dispersione del 132-135 d.C., alcune comunità giudaiche, sembrava essere il luogo naturale per tale “focolare”. L'Alleanza israelitica universale e gli Amanti di Sion vi fondarono colonie agricole (diciassette, dal 1870 al 1896), con lo scopo di ricostituire una classe rurale ebrea.
Le sovvenzioni finanziarie del barone Edmond de Rothschild favorirono, dal 1887 al 1899, la creazione di quelle d'Ekron (Mazkeret Batya) e di Rishon-le-Zion. Il fondatore del Movimento sionista, Theodor Herzl, dichiarò al primo congresso sionistico di Basilea (agosto 1897), che entro cinquant'anni lo Stato ebraico si sarebbe costituito, disegnandone la struttura, le finalità e i mezzi di attuazione.

Il conflitto arabo-israeliano: tema

GUERRA ARABO ISRAELIANA 1973

Tra questi furono rapidamente realizzati la Banca nazionale ebraica, per la raccolta e l'amministrazione dei capitali necessari, e il Fondo nazionale ebraico, per la messa in valore delle terre acquistate. I sionisti si proponevano di ricostruire in Palestina una patria per tutti gli Ebrei “che non potevano o non volevano restare nel paese in cui si trovavano” e l'emigrazione, prima fenomeno isolato o di piccoli gruppi tollerati dal governo ottomano, divenne ben presto imponente fenomeno di massa, incrementato dalla condizione insostenibile di vita degli Ebrei residenti nei paesi dell'Europa orientale. Dopo la prima guerra mondiale, tale emigrazione ebbe un nuovo e massiccio incremento in virtù di due decisioni internazionali: la “dichiarazione di Balfour” (2 novembre 1917), che, frutto dei negoziati condotti da Chaim Weizmann, confermava al popolo ebraico il diritto di istituire un centro nazionale in Palestina, e il mandato assegnato dalla Società delle Nazioni alla Gran Bretagna per la realizzazione di tale centro, in seguito al quale all'Agenzia ebraica veniva riconosciuta la rappresentanza degli interessi della nazione ebraica presso la potenza mandataria (1922).

Cos'è la questione palestinese

LE DUE INTIFADE

La soluzione auspicata era quella di uno Stato palestinese arabo-ebraico integrato. L'avvento al potere del nazismo (1933) provocò un forte afflusso in Palestina di Ebrei provenienti dalla Germania e da altri paesi dell'Europa occidentale; ciò diede luogo a violente reazioni da parte degli Arabi, per cui la Gran Bretagna bloccò quasi completamente l'immigrazione ebraica (marzo 1940). Ma l'imperversare delle persecuzioni naziste spinse gli Ebrei a reclamare vivamente il diritto a una immigrazione illimitata in Palestina. In seguito all'atteggiamento negativo degli Inglesi (episodio della nave Exodus, estate 1947), motivato anche dagli impegni da loro assunti verso gli Arabi durante la seconda guerra mondiale, si organizzò l'immigrazione clandestina appoggiata da una vasta rete protettiva e dall'organizzazione paramilitare dell'Hagana. Venne così condotta una dura e lunga guerriglia prevalentemente con atti terroristici (Irgun zwai leumi, gruppi Stern) contro Arabi e Inglesi, che rese inevitabile una soluzione politica della situazione.