Tema su La signorina Felicita di Guido Gozzano

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Tema svolto sul pensiero di Guido Gozzano e sull'opera "La signorina Felicita" (1 pagine formato doc)

TEMA SU LA SIGNORINA FELICITA DI GUIDO GOZZANO

Tema: "La signorina Felicita" di Guido Gozzano.

Questo brano intitolato La signorina Felicita di Guido Gozzano è un poemetto che include in sé, oltre ai caratteri della poesia lirica, anche certi caratteri che sembrano tipici della novella, trovandoci quasi di fronde ad un raccondo con un inizio, una fine e con dialoghi.
Data la difficile situazione sanitaria del Gozzano, ci si potrebbe aspettare da lui un acceso pessimismo ed invece a giudicare delle sue opere é tutto l'opposto.
Secondo l'aspetto umano, il Gozzano mi colpisce per il suo grande controllo dei sentimenti, infatti quando questi sono sul punto di travolgerlo, egli soffoca la commozzione sotto un velo di sottile ironia.

Guido Gozzano: vita, opere e poetica

A SIGNORINA FELICITA, SPIEGAZIONE

Al contrario di D'Annunzio che aveva dei gusti raffinati, il Gozzano trova l'ispirazione nelle piccole cose. Ma non bisogna credere che sia un ingenuo perché egli sa benissimo di dover fare i conti con l'arte dannunziana, da lui rifiutata.

Infatti nella signorina Felicita crea l'illusione di un linguaggio molto semplice, quasi parlato. In questo brano il poeta finge di scrivere nel giorno di Santa Felicita, rivolgendosi idealmente ad una signorina così chiamata, conosciuta durante una sua villeggiatura nelle campagne Torinesi. Questa signorina é tutto il contrario di una raffinata donna di città: é infatti un po' ignorante e bruttina, ma di animo buono, e il poeta sente che accanto a lei potrebbe essere felice.

Egli dunque comincia a frequentare la sua casa, che é un ex villa nobiliare, e con la ragazza trascorre momenti piacevoli. Ma ben presto sorgono complicazioni, infatti il notaio del paese, innamorato di Felicita, non vede di buon occhio il poeta, che alla fine decide di partire. L'aperta ironia del Gozzano, come ad esempio quando descrive la villa di Felicita come una mescolanza di oggetti di gusto pebleo con quelli dei vecchi ricchi proprietari, potrebbe far pensare ad una poca cultura del poeta, ma invece questi spunti gli servono per non cadere nella trappola del sentimentalismo, come accerta lui stesso nell'ultimo verso (quello che fingo di essere e non sono), in cui l'autore mostra di essere perfettamente consapevole della sua ambiguità e del suo stile quasi privo di tensione.