Storia della bonifica pontina

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Brevi appunti riguardo la storia della bonifica della zona pontina (2 pagine formato docx)

La pianura pontina, nei tempi storici, fu terra dell’uomo di Neanderthal e dell’uomo sapiens, che coltivavano le terre, allevavano animali, pescava e cacciava. 
Tito Livio scrisse il primo trattato di storia naturale (dererum natura).
In quei tempi la pianura pontina era fiorente e popolosa, ma successivamente ci fu l’impaludamento causato dallo sfruttamento irrazionale degli uomini.
C’erano 23 città tra cui Polusca, Longula, Satricum, Ecetra; queste città si trovavano tra le paludi e la campagna romana, ovvero nella zona che si chiamerà agro pontino.


2.200 anni fa ci fu un altro impaludamento, infatti l’uso dell’acqua formò le paludi, si diffusero zanzare che portarono febbri alte e tutte le attività divennero pericolose, perciò ci si spostò verso la montagna. 
I Romani (V secolo) per due secoli combatterono con i Volsci che volevano bonificare la palude; infatti i Volsci costruirono sotto Priverno dei cunicoli, tappezzati con malta e tufo, che costituivano il drenaggio dell’acqua.
Nel 406 Terracina era una palude, e i Romani che avevano sconfitto i Volsci non riuscivano in questa zona a praticare l’agricoltura, perciò non la curarono e le paludi cominciarono a estendersi. 


Della palude pontina si occuparono Caio Giulio Cesare e Nerone.
Questi e altri imperatori volevano bonificare questa zona per aver più terreni da coltivare e comunicare con il sud. 
La caduta dell’Impero Romano causò nuovamente l’impaludamento con il ritorno della malaria. 

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