Il futurismo italiano e la moda

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Il documento analizza il rapporto tra futurismo italiano e moda (2 pagine formato doc)

Il futurismo italiano e la moda
La data di nascita ufficiale del futurismo italiano è il 20 febbraio 1909, quando esce il Manifesto del Futurismo di Marinetti.
Lo scritto esalta la velocità, il dinamismo, l’industria, la guerra, e disprezza invece i musei, le biblioteche, le accademie, il conformismo e il femminismo. Nel processo di industrializzazione occidentale, l’Italia scontava un’unificazione nazionale giunta in ritardo e il divario tra il nord e il sud. Vanno ricordati gli aspetti che legano il futurismo italiano all’idea di arte totale, in cui si collegano tra loro letteratura, pittura, musica, cucina, teatro, paesaggio urbano, insieme alle arti della modernità: la pubblicità, il design e la moda. In Italia il primato artistico veniva comunque mantenuto dalla poesia, cioè dal linguaggio.
Particolare rilevanza assume l’esaltazione della guerra che i futuristi dichiarano sin dal loro primo manifesto, ponendo l’estetica in rapporto con la politica. 


La rivoluzione segnica rappresentò l’aspetto più ideologicamente innovatore del futurismo italiano, in contrasto con i contenuti spesso reazionari dei manifesti. In questa rivoluzione la moda assunse un ruolo fondamentale. Nelle loro prime apparizioni, i futuristi assegnarono all’abbigliamento una funzione di spiazzamento: indossavano abiti rigorosi come frac, smoking, che contrastavano con le loro attività poetiche stravaganti. Nel 1914 esce il Manifesto Futurista del vestito da uomo del pittore Giacomo Balla: l’abito deve distruggere tutto il grigiore funerario dell’abbigliamento da uomo con l’asimmetria e i colori sgargianti. Si può parlare di dandismo, dove il dandy porta la distinzione alle sue estreme conseguenze manipolando l’indumento in modo originale. Se il dandy tende a conservare nel tempo i suoi dettagli, il futurista punta a innescare l’emozione attraverso il dinamismo della moda, che tende continuamente al cambiamento (si pensi alla scultura di Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio). 


Nel 1920 esce il Manifesto della moda femminile Futurista: la donna futurista alla moda deve seguire i tre principi della genialità, dell’ardire e dell’economia. Ne consegue che la moda deve essere progettata dagli artisti, deve essere coraggiosa con la sua stravaganza e deve essere a disposizione di tutti.