Per una societa' multiculturale.

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Interessante testo per ogni studente di antropologia sulla migrazione e la moderna societa' multiculturale.(14 pg - formato word) (0 pagine formato doc)

Per una società multiculturale Per una società multiculturale AA.VV.
SPECIFICITÀ E TENDENZE DELL'IMMIGRAZIONE STRANIERA IN ITALIA di Umberto Melotti Introduzione 3 fasi del fenomeno migratorio: 1) 1950-1967 - periodo della ricostruzione e dell'espansione economica e strutturale (estero e nord Italia) - reale domanda di lavoro nei paesi d'importazione (paesi industrializzati dell'Europa centro-settentrionale; 2) 1967-1980 - crisi strutturale e nuova divisione internazionale del lavoro - contraccolpo della crisi economica => politica degli stop => le immigrazioni non si arrestano ma diventano illegali. Progressiva sostituzione dei flussi provenienti dai paesi dell'Europa meridionale con quelli provenienti dai paesi extra-europei; 3) 1980 - crisi globale dei paesi sottosviluppati e ripresa delle economie capitalistiche (meno domanda di manodopera - per ristrutturazioni e nuove tecnologie - e aggravata forza espulsiva dei paesi di esodo) I paesi politicamente e militarmente forti hanno scelto la strada dell'esportazione d'attività (Stati Uniti - tendenza all'internazionalizzazione dell'economia capitalistica), mentre in Europa è prevalsa l'importazione di manodopera.
La prima fase: ascesa e declino del sistema dei "lavoratori ospiti" Anni '50 e '60 manodopera per la ricostruzione postbellica e successivo periodo di espansione strutturale. Flussi: dai paesi dell'Europa meridionale e dal bacino del Mediterraneo (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Jugoslavia e Turchia) o dai paesi a limitato sviluppo industriale (Irlanda, Finlandia) => ai paesi dell'Europa centro-settentrionale (Francia, Belgio, Gran Bretagna, Svizzera e Svezia) e dopo il '50 nelle Repubblica Federale Tedesca. 1968 - norme della C.E.E. in materia di libera circolazione dei lavoratori che estende a tutti i cittadini degli stati membri gli stessi diritti => la manodopera europea viene man mano sostituita con quella proveniente da paesi extra-comunitari (in Gran Bretagna: Irlandesi => Commonwealth) Sul finire degli anni '60 l'immigrazione extra-europea rappresenta 1/3 del totale. Il lavoro degli immigrati riveste un chiaro carattere strutturale. Mentre le migrazioni interne italiane tendono a diventare definitive, quelle internazionali conservano a lungo la caratteristica della temporaneità. Germania: "lavoratori ospiti" => diritti limitati => promozione di una parte della popolazione ospitante ad attività più gradite => effetti preziosi per la conservazione dell'ordine sociale esistente => presupposti per il consolidarsi di posizioni razziste in seno alla classe lavoratrice. Nel '73-'74, anno di crisi, hanno cercato di rispedirli in patria: ciò nonostante la presenza complessiva degli stranieri aumentava per effetto dei ricongiungimenti familiari. La seconda fase: mito e realtà della "nuova divisione internazionale del lavoro" Fine '60: crisi strutturale determinata dall'esaurirsi della forza propulsiva di quei settori economici (edilizia, metallurgia, meccanica) della ricostruzione pos