Il suicidio di Émile Durkheim: riassunto

Appunto inviato da alepa
/5

Riassunto del libro di Émile Durkheim, Il suicidio. Studio di sociologia, 1897 (12 pagine formato doc)

IL SUICIDIO DI EMILE DURKHEIM: RIASSUNTO

Il suicidio di Emile Durkheim.

1. La sociologia generale di Emile Durkheim. E’ indispensabile, per comprendere a fondo gli studi di Durkheim, conoscere le linee essenziali delle sue concezioni nel contesto storico in cui ha operato. Emile Durkheim (1859-1917) è uno di quei pensatori che si trova all’incrocio di molte tensioni sociali e ideali. Dopo la sconfitta della Comune di Parigi, dopo la sconfitta con la Prussia, nella ricerca di un nuovo ordine durante la Terza Repubblica .Nella sua opera “Le forme elementari della vita religiosa” si può intravedere come per Durkheim Dio diventi minuscolo, ma non più il Dio incarnato nell’individuo come nel pensiero laico degli Illuministi, bensì l’incarnazione avviene nella Società, la quale arriva ad assumere una posizione maiuscola.
Durkheim pur criticando spesso Comte e Spencer, prenderà dal primo il moralismo, dal secondo i concetti di evoluzione storica e di solidarietà organica.
Troverà inoltre numerosi spunti da altri pensatori e sociologi del suo tempo (Quetelet , Tarde, Bergson, Sorel).
Proprio per questo il pensiero di Durkheim si può dire riassuntivo di un epoca, lui che aveva studiato scrupolosamente anche Renouvier, soprattutto nel  dualismo della natura umana e le sue condizioni sociali.

Il suicidio di Emile Durkheim: relazione di sociologia

EMILE DURKHEIM SOCIOLOGIA

Durkheim privilegia il sociale.

Il sociale ha certo origine dalle vicende dell’individuale. Ma dopo acquista leggi proprie a livello superiore. L’individuo entra in società, facendo violenza sulla sua natura, subendo dunque una coercizione dall’esterno.
Per Durkheim il problema è di dimostrare la necessità di tale coercizione, di legittimarla. Il compito della sociologia è di osservare questi problemi ed offrire una soluzione stabilizzatrice.
Egli non dà come facilmente acquisibile l’individuale nel sociale. Quello che lui descrive è un “HOMO DUPLEX”: un uomo che si muove tra due poli opposti, la sua natura individuale o profana, e la sua natura sociale o sacra.

COSCIENZA COLLETTIVA DURKHEIM

Come aveva osservato Gustave Le Bon la coscienza dell’uomo come individuo è diversa da quella dello stesso in quanto membro di un organismo collettivo. Le Bon aveva osservato che il comportamento collettivo può essere migliore, ma spesso peggiore di quello individuale.
Durkheim ritiene, invece, che la società possa rendere i comportamenti collettivi migliori nella massima parte dei casi, purché la stessa società intervenga attivamente. Anche essendo “l’organo di un organismo”, l’uomo è nettamente inferiore. Solo una costrizione esterna può portarlo ad un piano più elevato,  ma una costrizione intesa come fatto costruttivo che riesca a liberarlo dalla casualità. Ma il nostro dovere è quello di essere compiuti e completi, o al contrario essere la parte di un tutto?
2. La divisione sociale del lavoro. La divisione del lavoro non è per Durkheim come quella tecnica di Smith, per Durkheim è la divisione sociale; la divisione in classi che collaborano tra loro. Il singolo non può essere autonomo in una società con molte specializzazioni come quella attuale, bisogna attuare l’unione dei singoli.