L'arte del Settecento: Juvarra e Vanvitelli

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Caratteristiche dell'arte del Settecento e analisi delle opere di Filippo Juvarra (Palazzina di caccia Stupinigi) e di Luigi Vanvitelli (Reggia di Caserta) (2 pagine formato doc)

JUVARRA E VANVITELLI

Settecento: caratteristiche generali. Nel Settecento il gusto predominante era ancora quello barocco, ma il rapido affermarsi delle idee illuministiche, finisce in breve per scontrarsi con le esigenze di un’arte che, al contrario, tendeva a privilegiare un effetto scenografico.

I temi barocchi cominciarono a diventare ripetitivi; l’ultima fase, il Rococò, si manifestava nel decorativismo esasperato degli interni. Il movimento diviene spesso espressione di vuotezza e di falsità della vita di corte, ormai slegata da qualsiasi contatto con il mondo reale.
Questo provoca una reazione che sente il bisogno di imporre dei correttivi di tipo classicheggiante, ciò che darà origine intorno alla metà del XVIII secolo al Neoclassicismo, che consisteva nello studio e nella riproposizione delle forme e dei valori dell’arte classica.

Filippo Juvarra. Fin da giovane apprende il gusto per l’arte della modulazione scultorea. La sua formazione artistica avviene a Roma , dove riesce subito ad affermarsi come scenografo. Il re di Sicilia, Vittorio Amedeo II, ha subito modo di apprezzare le sue qualità artistiche e lo manda con la nomina di primo architetto di corte, a Torino; qui consegue una solida fama a livello europeo che lo porterà a lavorare all’estero. Nel 1735 il re di Spagna, Filino V di Borbone, lo chiama a Madrid per farsi progettare il nuovo Palazzo Reale, ma a causa dell’improvvisa morte dell’artista, sarà costruito da un altro italiano. Torino subisce un totale ridisegno e qui Juvarra comprende subito che ogni nuova architettura non può prescindere da quelle preesistenti né dal contesto ambientale e paesaggistico nel quale dovrà andare ad inserirsi.

Luigi Vanvitelli e la reggia di Caserta: riassunto

PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI: RIASSUNTO

Palazzina di caccia di Stupinigi. Alla periferia di Torino Juvarra progettò il complesso di caccia per Vittorio Amedeo II, dove questi poteva degnamente ricevere i propri ospiti dopo le battute di caccia nelle campagne circostanti. La costruzione ha un enorme impatto urbanistico sia per forma che per dimensioni, configurandosi come un complesso ed articolatissimo organismo. L’idea originale era quella di un grande salone centrale di forma ellittica dal quale si dipartivano quattro bracci più bassi disposti a croce di Sant’Andrea, in cui erano ricavati i vari appartamenti. Nel 1740 furono aggiunte anche due ulteriori ali avanzate con la funzione di scuderie e di rimesse.
Il complesso è inserito all’interno di un vastissimo giardino che si articola in una raffinato gioco geometrico di aiuole e viali, secondo la moda francese dell’epoca (indicatore delle tipica vita di corte settecentesca).
L’interno costituisce un tipico esempio di Rococò italiano, attorno al salone centrale vi sono il salone da gioco, il gabinetto degli specchi, la sala delle architetture, il gabinetto cinese, alcuni salottini separati e molte anticamere; il tutto realizzato con grande sfarzo e raffinatezza.

CONFRONTO TRA REGGIA DI CASERTA E STUPINIGI

Luigi Vanvitelli. Inizia la propria attività artistica seguendo le orme del padre pittore, ma il successo gli arride come architetto. Formatosi a Roma, entra in contatto con Juvarra, del quale potrebbe essere stato anche allievo. Si dimostra estremamente sensibile ai temi della classicità, recuperati direttamente dallo studio delle rovine antiche, per questo egli è da molti considerato il primo architetto neoclassico italiano. Dopo aver partecipato a vari concorsi, viene nominato alla prestigiosa carica di primo architetto della Fabbrica di San Pietro, in questa veste realizza un ingegnoso sistema di rinforzo della cupola michelangiolesca. Da qui comincia a delinearsi la figura dell’architetto-ingegnere.