Artemisia Gentileschi: stile e opere

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Descrizione del linguaggio artistico di Artemisia Gentileschi e descrizione formale, compositiva e contenutistica di due sue opere: Giuditta che decapita Oloferne e Cleopatra (4 pagine formato doc)

ARTEMISIA GENTILESCHI: STILE E OPERE

Linguaggio artistico di Artemisia Gentileschi.

Per quanto riguarda il linguaggio artistico di Artemisia, ne parlerò solo in termini generali, in quanto molti dei suoi aspetti peculiari e significativi emergeranno con le analisi interpretative dei vari dipinti. Artemisia modella il suo stile "aggressivo" agendo liberamente sui principali orientamenti epocali per adattarli alle sue personali inclinazioni: passa dal caravaggismo romano alla fiorentinità più esasperata, e poi, di nuovo dal caravaggismo al classicismo napoletano, con un tale virtuosismo che non ha eguali tra i suoi contemporanei. In ogni fase della sua arte trova ispirazione nelle opere di colleghi eccellenti: in primis il padre Orazio, poi Caravaggio, Rubens e Van Dyck, tuttavia senza mai rinunciare a una personalissima reinterpretazione, sia che si tratti di temi biblici che di temi classici, in una ricerca continua e quasi ossessiva del confronto e della sfida, che le permise di distinguersi con assoluta unicità.
Possiamo far rientrare il suo stile nel filone naturalistico del Seicento, infatti Artemisia dimostra di aver recepito al meglio la lezione di Caravaggio, per cui nelle sue opere vediamo un attento studio dell'anatomia, in particolare quella femminile, la quasi totale assenza dell'idealizzazione, la ricorrenza di sfondi scuri sui quali si stagliano figure di un'abbagliante lucentezza, la predilizione per i drappi virtuosistici e un particolare studio del colore. Le sue figure sono caratterizzate da una possente fisicità, che ha molto in comune con le figure massicce di Michelangelo, e da una quasi teatrale espressività, che tiene conto del rapporto tra moti del corpo e moti dell'anima introdotto da Leonardo.

Giuditta e Oloferne: analisi del dipinto di Artemisia Gentileschi

ARTEMISIA GENTILESCHI: GIUDITTA CHE DECAPITA OLOFERNE

Giuditta che decapita Oloferne. Questo dipinto è un olio su tela, di dimensioni 158x125, che si trova a Napoli al Museo di Capodimonte. Secondo le analisi della studiosa dell'arte Mary Garrard, l'opera risale ai primi anni della carriera artistica di Artemisia, tra il 1612 e il 1613. Le sue conclusioni si basano in parte sull'esame radiografico del quadro, il quale tra l'altro ha rivelato numerosi "pentimenti" dell'artista, soprattutto nelle braccia e nella posizione di Oloferne, oltre che nella posizione delle braccia di Giuditta.

ARTEMISIA GENTILESCHI: GIUDITTA

Giuditta, una vedova che ordì un comolotto per uccidere il generale assiro Oloferne mentre assediava la sua città, nelle immagini tardomedievali e rinascimentali era rappresentata come un'eroina vittoriosa. Alla donna, adorna dei suoi abiti più belli, viene consentito di entrare dell'accampamento militare. Oloferne è abbagliato dalla sua bellezza e la invita a cenare con lui. Durante la cena Oloferne si ubriaca e quindi si addormenta profondamente. Giuditta afferra la sua spada, gli mozza il capo e, aiutata dalla sua ancella Abra, avvolge la testa in un telo, la nasconde nel cesto che ha usato per trasportare del cibo e fugge dal campo. L'eroina incarnava virtù come la castità e la forza morale, ed era associata alla Vergine Maria e, durante la Controriforma, prese a simboleggiare il trionfo della Chiesa sull'eresia.

ARTEMISIA GENTILESCHI: OPERE

Quest'opera e le sue successive repliche hanno finito per rappresentare la personalità della giovane Artemisia, considerata indipendente e appassionata. Inoltre le caratteristiche che emergono con preponderanza in quest'opera, ovvero l'energia feroce e la violenza esasperata della scena, hanno indotto molti studiosi a riconoscere nella composizione espliciti riferimenti al dramma personale vissuto dall'artista e al suo desiderio di rivalsa, per questo alcuni hanno riconosciuto nel volto di Oloferne gli stessi tratti dell'aggressore di Artemisia, Agostino Tassi.