Artemisia Gentileschi

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Descrizione del linguaggio artistico di Artemisia Gentileschi; descrizione formale, compositiva e contenutistica di due sue opere "Giuditta che decapita Oloferne" e "Cleopatra" (4 pagine formato doc)

Per quanto riguarda il linguaggio artistico di Artemisia, ne parlerò solo in termini generali, in quanto molti dei suoi aspetti peculiari e significativi emergeranno con le analisi interpretative dei vari dipinti.
Artemisia modella il suo stile "aggressivo" agendo liberamente sui principali orientamenti epocali per adattarli alle sue personali inclinazioni: passa dal caravaggismo romano alla fiorentinità più esasperata, e poi, di nuovo dal caravaggismo al classicismo napoletano, con un tale virtuosismo che non ha eguali tra i suoi contemporanei.


 In ogni fase della sua arte trova ispirazione nelle opere di colleghi eccellenti: in primis il padre Orazio, poi Caravaggio, Rubens e Van Dyck, tuttavia senza mai rinunciare a una personalissima reinterpretazione, sia che si tratti di temi biblici che di temi classici, in una ricerca continua e quasi ossessiva del confronto e della sfida, che le permise di distinguersi con assoluta unicità.

 Possiamo far rientrare il suo stile nel filone naturalistico del Seicento, infatti Artemisia dimostra di aver recepito al meglio la lezione di Caravaggio, per cui nelle sue opere vediamo un attento studio dell'anatomia, in particolare quella femminile, la quasi totale assenza dell'idealizzazione, la ricorrenza di sfondi scuri sui quali si stagliano figure di un'abbagliante lucentezza, la predilizione per i drappi virtuosistici e un particolare studio del colore.

 
 Le sue figure sono caratterizzate da una possente fisicità, che ha molto in comune con le figure massicce di Michelangelo, e da una quasi teatrale espressività, che tiene conto del rapporto tra moti del corpo e moti dell'anima introdotto da Leonardo.
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