Le cantorie di Luca Della Robbia e Donatello

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La cantoria, il confronto fra le cantorie di Luca della Robbia e Donatello e il ruolo dei Della Robbia nella storia dell'arte. (2 pg - formato word) (0 pagine formato doc)

Dopo sette anni di lavoro quasi ininterrotto, nel 1438 lo scultore consegnò la Cantoria, che rimane il suo lavoro marmoreo più LE CANTORIE di Luca della Robbia e Donatello CENNI BIOGRAFICI DI LUCA DELLA ROBBIA Luca della Robbia nasce a Firenze nel 1399 o nell'anno successivo, terzogenito di Simone di Marco di Vanni e di Margherita.
Iniziato all'arte forse presso un orafo, nel 1427 Luca si immatricola all'Arte della lana con i fratelli Marco e Giovanni. È tra i collaboratori di Lorenzo Ghiberti alla Porta del Paradiso, la seconda del battistero fiorentino; al tempo già possedeva una personalità formata, quando nel 1431 gli venne affidata quell'opera di gran mole che è la cantoria del Duomo di Firenze. Oltre questo suo capolavoro, Luca della Robbia, insieme con i suoi fratelli, è noto per il perfezionamento della tecnica della terracotta invetriata, la maiolica, che viene resa resistente alle intemperie e splendente.
COS'È UNA CANTORIA? La cantoria è un balcone marmoreo su cui stavano i coristi, i cui canti nelle chiese avvolgevano la massa dei fedeli scendendo da differenti direzioni, o, come diremmo noi oggi, stereofonicamente. DESCRIZIONE DELLA CANTORIA DI LUCA DELLA ROBBIA Dopo sette/otto anni di lavoro quasi ininterrotto, nel 1438-1439 lo scultore consegnò la Cantoria, che rimane il suo lavoro marmoreo più celebre e di maggiore impegno. In una struttura architettonica di concezione brunelleschiana, decorata con motivi vegetali e prospettici, si collocano dieci altorilievi racchiusi da cornice quadrata, di cui quattro nella fronte, divisi da paraste binate d'ispirazione classica. Essi raffigurano gruppi di giovani, fanciulle e putti (i modelli dell'artista sono state vere persone prese dalle strade e sebbene ognuno rappresenti un individuo, lui dà l'idea di unità e serenità) che suonano, cantano in coro e danzano, illustrando versi di un salmo di David, il salmo 150, colmo d'entusiasmo e in lode al Signore, iscritti sulle cornici in eleganti caratteri capitali in latino (“Laudate Dominum…”): i riquadri figurati, intesi come metope di un fregio templare, sono improntati all'equilibrio e all'armonia compositiva e propongono figure liete e serene, condotte con un modellato ampio e luminoso ispirato a modelli classici (in parte riconoscibili nei sarcofagi del campo santo di Pisa e in medaglie greche e marmi neoattici), come si può notare dai capelli, che sembrano realizzati col trapano. Il tutto è dominato da un ritmo cadenzato dato dalla distribuzione delle figure, dei loro panneggi, del morbido passaggio chiaroscurale ottenuto con la sapiente modellazione della materia. La cantoria si trova nel Museo dell'Opera della cattedrale dal 1889. Durante il XV sec. è stata un esempio per gli artisti successivi della moderata plasticità di Luca della Robbia. CONFRONTO CON LA CANTORIA DI DONATELLO Il risultato espressivo ottenuto da Luca della Robbia è opposto e complementare alla sfrenata danza dionisiaca che anima la Cantoria eseguita