Klimt

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Appunti sullo stile pittorico e la vita di Klimt. (file .doc, 1 pag) (0 pagine formato doc)

Untitled Apice del “periodo d'oro” ormai prossimo alla conclusione, Il bacio è indubbiamente l'opera più popolare di Klimt: acquistato alla Kunstschau del 1908 dalla Galleria di Stato, già all'epoca era ritenuto il massimo capolavoro dell'artista.
Il tema della coppia persa nell'inebriante unione amorosa non è certo nuovo per Klimt: dal giovanile Amore, ancora sospeso tra realismo e allegoria, alla scena conclusiva del Fregio di Beethoven2 e all'Abbraccio1 del Fregio Stoclet, immagini ormai appartenenti a una sfera mitico-simbolica indipendente dalla realtà. Anche gli elementi formali e compositivi del Bacio sono già stati ampiamente sperimentati da Klimt in opere precedenti: dallo schema piramidale al fondo d'oro, dalla decorazione astratto-geometrica al trattamento simile al mosaico.
Ciò che rende il Bacio un'autentica e splendida summa dell'arte di Klimt fino a quel momento, è il perfetto equilibrio con il quale i diversi aspetti del suo linguaggio vengono a comporsi: un equilibrio perfetto, ma al tempo stesso precario e sottile, tra il naturalismo dei volti e delle mani e l'astrattismo delle vesti, tra l'assolutezza del fondo d'oro e il brulicante prato fiorito, tra la forte carica erotica e il potente afflato cosmico. Isolati dal mondo in un abbraccio che è fusione sensuale e spirituale al tempo stesso, gli amanti del Bacio celebrano il trionfo del potere risolutore dell'eros, in grado di ridurre in estatica armonia i conflitti tra uomo e donna e tra persona e natura. Alla differente decorazione delle vesti dei due amanti, modulata sulle varie tonalità dell'oro, è affidato il ruolo di segnalare, all'interno della cosmica unione, l'irrinunciabile diversità dei sessi: secondo un codice simbolico ampiamente diffuso le forme dure e angolose, quali i rettangoli eretti, sono connaturate al mondo maschile; quelle morbide e curvilinee, quali i cerchi concentrici, al mondo femminile. Nella sua utopica visione della pittura come strumento di miracolose armonie, Il bacio è un'autentica sintesi estetica della cultura “fin de siècle”, con tutte le sue illusioni e le sue profezie, i suoi limiti e le sue conquiste. Lo notava bene un critico che, nel 1909, scriveva a proposito dell'arte di Klimt: «Tutte quelle cose che si sono chiamate impressionismo, divisionismo, pointillismo, preraffaellismo, simbolismo e che so io, tutte finiscono e si concentrano qui, e tutte fanno la figura di discussioni retoriche, di piccole quisquilie scolastiche d'un genere nuovo, punto migliore dell'antico, di fronte a questa sistesi estetica del concetto modernista». I «concetti modernisti», che avevano affidato alla decorazione un ruolo chiave nella trasformazione della società, stavano però mostrando sempre più la loro inattuabilità: nello stesso 1908, l'architetto viennese Adolf Loos pubblica il celebre saggio Ornamento e delitto, in cui condanna ogni tipo di decorazione sulla base di motivazioni estetiche, etiche ed economiche. E lo stesso Egon Schie