Il rapporto tra Napoleone e Canova

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Approfondimento storico-artistico sul rapporto tra Napoleone e l'Italia, in particolare quello che legò il generale Bonaparte con il Canova (3 pagine formato docx)

NAPOLEONE E CANOVA

Il delicato rapporto tra Napoleone e l’Italia.

Dopo più di duecento anni, sarà pure il caso, alla luce dei documenti storici, di smettere di credere alla legenda di Bonaparte liberatore d’Italia. La libertà, e l’idea rivoluzionaria di libertà che la sua armata portava, era semplicemente un’arma in più. Un’arma ideologica, la propaganda, che si espresse, anche grazie all’arte, in nuovi simboli e feste allegoriche nelle prime effimere repubbliche italiane con l’aiuto di artisti italiani che furono giacobini per illusione, per convenienza o per abitudine al servizio.
Jacopo Ortis fece bene ad uccidersi dopo Campoformio – il trattato con cui, nel 1797, Napoleone cedette Venezia agli austriaci – anche se per fortuna, Foscolo non seguì l’esempio del suo personaggio.
La caduta della debole Repubblica di Venezia, la promessa di libertà che si usò per farla cadere e la cessione del Veneto all’Austria  rimangono, al di là della caduta di tanti ideali, un esempio indimenticabile di doppiezza e cinismo politico.

RAPPORTO TRA CANOVA E NAPOLEONE

Il Bonaparte generale della prima campagna d’Italia, glorioso di virtù militare, era al servizio del Direttorio che gli aveva imposto due scopi principali: l’occupazione del territorio e l’imposizione di contributi straordinari. Nessuno si aspettava la misura del suo successo, né quanto straordinario potesse essere il suo apporto. La prima campagna d’Italia e i cinquanta milioni di franchi oro che fruttò in contributi, requisizioni e taglieggiamenti mascherati da trattati ai principi e ai potentati italiani salvarono l’economia della Francia, ma certo costarono all’Italia quasi tutto l’oro e l’argento che l’arte, la devozione o il gusto del comparire avevano nei secoli deposto nelle chiese o conservato nei palazzi nobiliari.
La requisizione delle opere d’arte di pittura e di scultura, dei manoscritti antichi e preziosi, imposta dai trattati, costituiva una novità per la storia recente, anche se l’esempio dei romani nella Magna Grecia, in Grecia e nel mondo ellenistico costituiva un precedente sufficientemente “classico” per un simile modo di agire. Questa la politica di Bonaparte, generale del Direttorio.

Antonio Canova: opere

STATUE DI NAPOLEONE

Altra cosa fu l’opera di Napoleone console dopo la decisiva vittoria di Marengo sugli Austriaci. Dal 1800 al 1814 alla distruzione seguì la costruzione: la Repubblica italiana, che divenne Regno d’Italia (comprendendo anche il Veneto), la Toscana data alla sorella Elisa, Napoli e il Sud Italia assegnati al marito della sorella Carolina, e infine Roma, amministrata a parte come seconda città dell’impero, furono Stati che, al di là della piena subordinazione alla Francia, ebbero buoni ordinamenti, leggi, opere pubbliche.
Non bisogna però dimenticare che lo scopo di tutto ciò erano le vie commerciali con il Levante, le rendite fiscali e la leva militare, necessaria agli olocausti guerreschi di Napoleone. Che poi questo abbia insegnato agli italiani, per la prima volta dopo secoli, cosa significasse essere cittadini e soldati, è un’altra storia.

ANTONIO CANOVA

Il Canova, uomo del suo tempo. Paradigma di questo complesso rapporto tra Napoleone e l’Italia, condito anche dall’ambigua percezione della sua effettiva nazionalità di corso d’origine italiana, ma assolutamente francese per lingua e cultura, fu il rapporto con il maggiore scultore e artista del suo tempo.
Antonio Canova teneva molto alla sua identità di suddito di San Marco, e alla sua seconda patria di elezione, la Roma papale. Il suo comportamento fu esemplare per dignità e prudenza, ma bisogna pur dire che se lo poteva permettere. Napoleone, che aveva deportato papa Pio VII senza pensarci due volte, avrebbe fatto più fatica anche rispetto a sé stesso a fare altrettanto con il Canova, tali erano il prestigio e la fama di cui lo scultore godeva nel mondo. In corrispondenza con tutte le corti d’Europa, con la Russia e perfino con gli Stati Uniti, Canova era per Napoleone soprattutto un valore da conquistare attraverso la seduzione.