La dominazione araba in Sicilia

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La dominazione araba in Sicilia e le trasformazioni della città di Palermo (5 pagine formato doc)

LA DOMINAZIONE ARABA IN SICILIA

Palermo araba. Nel 565, alla morte di Giustiniano, l'Impero d'Oriente mostrava già i segni di debolezza economica, per la necessità di far fronte con ingenti somme al mantenimento degli eserciti.


Nel 660 l’imperatore d’Oriente, Costanzo decise di trasferire la capitale da Costantinopoli di nuovo in Occidente: per cinque anni Siracusa fu la capitale dell'impero bizantino. I Siciliani sperarono di ottenerne prestigio e ritorni finanziari, ma la residenza dell'imperatore nell'isola significò, al contrario, un insostenibile onere finanziario. Inoltre il governo di Costanzo si rivelò tirannico, tanto che l'imperatore fu assassinato nel 668.
A seguito di una rivolta secessionista, fu dichiarato imperatore a furor di popolo un aristocratico armeno, ma l'anno successivo le fiamme della rivolta si spensero di fronte all'esercito del figlio di Costanzo, che riportò la capitale a Costantinopoli.

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Tuttavia Palermo rimase una importante città: si costruirono nuovi edifici, anche al di là dei fiumi Kemonia e Papireto: conventi, ville, chiese ipogeiche sepolcrali, utilizzando le grotte della vallata del Kemonia, oggi interrate, come S. Pancrazio, S. Maria della Cripta, S. Michele Arcangelo, SS. Quaranta martiri al Casalotto.
Vaste necropoli cristiane, al di là del fiume Papireto, si estendevano nelle attuali zone di Corso Alberto Amedeo, Piazza S. Oliva, ed in parte nel rione del Capo.
Ma da questo momento in poi il Mediterraneo sarà spazio di conquista dell'Islam e la Sicilia diventerà un importante nodo strategico e una roccaforte dell'ortodossia (tra il 678 e il 751 tutti i papi, tranne due, furono siciliani).
Nell'800, a seguito del suo arresto da parte dell'imperatore, l'ammiraglio Eufemio istigò una rivolta popolare. L'azione di Eufemio (proclamatosi imperatore) provocò a sua volta la ribellione di un suo luogotenente, tanto che l'ammiraglio si vide costretto a chiedere aiuto all'emiro aglabide, in cambio della Sicilia come provincia tributaria, a patto di esserne il governatore. Iniziò così, nell’827, con l'invio di un esercito di 10.000 uomini (arabi, berberi e musulmani spagnoli), la conquista e l'espansione araba in Sicilia.

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Già, durante il periodo bizantino la Sicilia fu soggetta a frequenti incursioni da parte di arabi provenienti dalla Siria e della Tunisia. Questi saccheggiavano e distruggevano, catturavano giovani donne per venderle come schiave, seminando terrore tra la gente.
Gli invasori, oltre gli arabi comprendevano berberi della Tunisia, musulmani spagnoli, forse anche negri sudanesi. Loro scopo iniziale era impadronirsi di cibo e denaro, prendere schiavi e saccheggiare chiese. Sbarcati a Mazara, essi attraversarono l’isola per andare ad assediarne la capitale Siracusa: dopo un lungo assedio, la città fu salva, forse per merito della malaria che infestava le paludi circostanti; gli invasori, allora si ritirarono nella zona occidentale della Sicilia. Un altro esercito arrivò nell’830 e l’anno successivo, Palermo, la seconda città dell’isola fu conquistata. L’impero d’Oriente, dovendo combattere su molti fronti, poteva mandar ben pochi aiuti, mentre l’imperatore d’Occidente e il Papa erano impegnati in altre guerre.
Alcuni cristiani italiani giunsero sino ad incoraggiare gli invasori e i napoletani, nell’843, aiutarono i musulmani ad assediare Messina, in cambio di concessioni commerciali.
Una volta impadronitisi di Messina, le forze saracene poterono controllare lo stretto ed impedire praticamente alle navi bizantine di entrare nel Mediterraneo occidentale.
Metà dell’isola fu occupata in vent’anni; a tutte le città che si arrendevano veniva concesso di continuare nella pratica della loro religione ma, ovunque si opponesse resistenza gli uomini venivano uccisi e le donne e i ragazzi più belli inviati al califfo o venduti come schiavi.

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