Piero della Francesca, Madonna di Senigallia

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Relazione sul dipinto "Madonna di Senigallia" di Piero della Francesca. (word; 2 pagg) (0 pagine formato doc)

Untitled PIERO DELLA FRANCESCA MADONNA DI SENIGALLIA cm 61x53 Urbino, Galleria Nazionale Quest'opera si trovava in origine nella chiesa di Santa Maria delle Grazie extra Moenia di Senigallia, e pervenne alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino all'inizio del Novecento.
Il restauro eseguito nei primi anni Cinquanta (Brandi 1954) ha recuperato la leggibilità dell'opera e rivelato le caratteristiche dell'esecuzione pittorica: supporto in legno di noce, preparazione estremamente sottile, uso di un medium oleoso. Ciò conferma i contatti di Piero con la pittura fiamminga in questa fase della sua attività, non solo dal punto di vista formale ma anche tecnico. La "Madonna di Senigallia" presenta, nella tipologia delle figure del gruppo divino, la Madonna, il bambin Gesù e due angeli, caratteri in parte nuovi rispetto ai consueti canoni della produzione di Piero della Francesca.
I volti conservano la medesima aria di impassibilità e di superiore, razionale saggezza, ma vi si aggiunge un senso di preziosa, quasi esotica bellezza con tratti di straordinaria originalità. E' uno dei dipinti dove l'artista rivela maggiormente la sua strenua attenzione ai valori della luce, nei suoi riflessi come nelle magiche trasparenze. Dal velo di Maria che leggermente si increspa sulla fronte in sottili risalti luministici, al corallo porporino della collana del Bambino, alle perle splendenti degli angeli, si tratta di effetti che, al pari della luce filtrata dalla finestra, ritorneranno con pari intensità nella pittura del Seicento. La luce, quindi, gioca un ruolo fondamentale sia come mezzo per indagare nei minimi particolari figure umane e cose inanimate, sia come elemento simbolico. La luce, nell'attraversare il vetro della finestra sulla sinistra, allude infatti al concepimento spirituale della Vergine. Anche gli oggetti contenuti nell'armadio a muro hanno un preciso significato simbolico: la scatola per le ostie allude al sacrificio eucaristico e il cestino di vimini con candidi lini Þ simbolo della purezza e del ruolo salvifico della Madonna che accolse nel suo grembo il Salvatore così come la cesta di vimini salvò Mosé dalle acque del Nilo. L'immobilità dei personaggi, la loro espressione assorta e mesta, presagiscono la passione di Cristo, così come la collana di corallo intorno al collo di Gesù bambino potrebbe riferirsi al sangue del sacrificio del Redentore. I capelli biondi dell'angelo sulla sinistra, per il riflesso della luce che li investe dal dietro, acquistano una magica doratura e formano attorno alle tempie quasi un'aureola naturale. Piero, infatti, tende ad eliminare la raffigurazione di questo elemento (l'aureola) così astratto e in fondo lontano da ogni conoscenza visiva dei fenomeni naturali. Ogni ingenuo retaggio medioevale è come bandito dalla solida, matura consapevolezza delle figure sacre di Piero, che pare non debbano far ricorso a esteriori simbologie per testimoniare la loro grandezza sovraumana. Il dipinto è collocabile nel periodo u