La scultura greca

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La rappresentazione della figura umana fu molto curata dai Greci La rappresentazione della figura umana fu molto curata dai Greci.
Essi nutrivano profondo rispetto per l'uomo e, nelle rappresentazioni che ne facevano, tendevano ad esaltarlo. Si può dire che avevano una concezione quasi religiosa del corpo umano. Tutta la scultura greca, dalle origini fino al massimo splendore e alla decadenza, si occupò del corpo umano, studiandolo sempre con grande attenzione. La scultura greca era libera dagli schemi pressoché fissi cui era obbligata la scultura egizia. Così essa si trasformò via via nel tempo.
E gli artisti greci affrontarono e risolsero, in maniera geniale, i problemi connessi alla rappresentazione della figura: le proporzioni, le forme, il movimento, la luce e l'ombra, l'espressività le relazioni con lo spazio, etc. (1) Nel periodo Arcaico le correnti scultoree furono principalmente tre: quella dorica, quella ionica e quella attica. La corrente dorica è caratterizzata dalla predilezione per la figura umana (soprattutto maschile), dalla formazione di figure semplici e squadrate e dall'adozione di proporzioni robuste rifuggendo da ogni particolarismo e da ogni suggerimento di moto; l'effetto che ne deriva è, nel complesso di solidità e potenza. La corrente ionica, al contrario, ricerca preziosità e pittoricismo di effetti attraverso l'eleganza dei contorni e la sottigliezza vibrante dei panneggi che ispira un maggior movimento; le figure risultano quindi meno rigide e spigolose ma più dolci e slanciate. La corrente attica ha origine ad Atene nel VI secolo a.C.; in essa le due tendenze si fondono formando figure che posseggono sia la forza dorica che la grazia ionica. (2) I soggetti raffigurati nelle sculture arcaiche sono due: il Kouros e la Kore. Il Kouros è un giovane uomo nudo raffigurato in posizione stante con la testa eretta, le braccia stese lungo i fianchi, le mani chiuse a pugno e con la gamba destra avanzata, quasi ad accennare un passo. La Kore raffigura una giovane donna vestita con tunica e mantello, anch'essa in posizione stante, con la testa eretta ma con i piedi congiunti, un braccio steso lungo il corpo e l'altro piegato sul petto in segno votivo. Kouros e Kore possono rappresentare indifferentemente divinità, personaggi eroici o esseri umani. Particolare di “Kleobi e Bitone” Moschophoros Kouros di Milo (1) A. Petti, “Itinerari visivi”, Cercola (Napoli) 1997, pp. 268-269 (2) L. Castelfranchi Vegas - E. Cerchiari Necchi, “Storia dell'arte”, Milano 1967, p. 49 (3) G. Cricco - F. P. Di Teodoro, “Itinerario nell'arte v.1”, Bologna 1996, pp. 71-74 Nella scultura dorica la statuaria è massiccia con proporzioni tozze: le braccia sembrano innaturalmente corte, i polpacci sono eccessivamente messi in risalto e la testa è oltremodo grande. Gli occhi, coperti da ampie sopracciglia, sono a mandorla e molto simili a quelli egizi. Le labbra formano un misterioso sorriso, detto “sorriso