Lo spazio nell'arte visiva

Il tema dello spazio nell'arte egizia, Mesopotama, arte medievale, arte romana, arte rinascimentale, arte barocca, arte illuministica e settecentesca (1 pagine formato doc)

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LO SPAZIO NELL'ARTE VISIVA

Lo spazio nelle arti visive.

L’arte ufficiale egizia: la raffigurazione dello spazio ubbidiva a precisi codici di rappresentazione. Le figure erano stilizzate e bidimensionali e si disponevano con regolarità lungo un’unica line di base spesso a fasce sovrapposte. Le proporzioni tra le figure non erano reali ma erano funzionali alla comunicazione di valori simbolici. Lo spazio era rappresentato accostando piani separati o figure, la costruzione dell’immagine seguiva una logica astratta.
Mesopotamia: le composizioni erano spesso inquadrate da una cornice che isolava le figure e ne favoriva la lettura delle distanze e delle relative proporzioni. La figura acquisiva un’unità visiva, rimase però immutata per secoli la concezione gerarchica delle misure a seconda dell’importanza.
L’età romana: c’è interesse per lo spazio e per la profondità.

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L'ARTE E LO SPAZIO

Medioevo: tra il V e il XV sec.

d.C. la teoria della prospettiva si è evoluta lentamente, vennero abbandonate anche le regole intuitive dei romani. L’arte ravennate - bizantina è un esemplare di figura bidimensionale su uno sfondo dorato che appiattisce tutto. I mosaici ravennati descrivevano la realtà con elementi iconografici fissi, senza rispettare le relazioni di spazio e dimensione. Nella prospettiva invertita gli oggetti assumevano dimensioni maggiori di quelli più vicini (linee parallele verso osservatore). L’arte figuarativa risentì di un sistema di valori cristiano. La rappresentazione 3d rimase assente fino al X sec. (eccezione ottoniana e carolingia). Nel XI era rara in pittura. Un innovazione fu determinata (XII sec.) dalle miniature dove venivano accennati i rapporti di misura tra le cose e le loro posizioni, la cui disposizione vuole alludere alla profondità. Il XII sec. segnò una decisa evoluzione verso la rappresentazione della spazialità.

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LO SPAZIO NELL'ARTE FIGURATIVA

Rinascimento: a partire dal XV sec. prospettiva significava un metodo matematico che serve a rappresentare la realtà 3d su un piano 2d. Il primo teorizzatore della prospettiva lineare (1 pt di fuga) fu Filippo Brunelleschi  all’inizio del XV sec.
Barocco: non si poneva l’obbiettivo di imitare la realtà, spingeva l’artista a distaccarsi dal confronto reale. La prospettiva serviva a rappresentare una realtà immaginaria, negli affreschi serviva per concretizzare il concetto di infinito, l’arte barocca negava lo spazio chiuso. La prospettiva divenne mezzo tecnico con formule matematiche.
Pittura illusionistica: nel 600 si affermò, con il gusto di rappresentare grandi spazi, la pittura illusionistica.
Anamorfosi: artificio grafico che provoca la deformazione dell’immagine, al punto che non se ne comprende la orma se non la si vede di scorcio o da un punto di vista. Descritta per la prima volta da Da Vinci fu usata dai pittori dal 500 al 700 (maggior esponente Erhard Schoen).