I rapporti tra la Russia e la Cina nel secondo dopoguerra

Appunto inviato da biceca
/5

L'appunto analizza l'andamento delle relazioni tra l'Unione Sovietica e la Cina nel secondo dopoguerra. In particolare verranno esaminati i momenti che portano alla crisi e alla rottura tra i due colossi comunisti (4 pagine formato docx)

Il più grande problema dell’Asia post-bellica fu sicuramente il destino della Cina, un Paese con oltre 600 milioni di abitanti, notevolmente indebolito dall’invasione giapponese ma anche e soprattutto dalla guerra civile che opponeva i nazionalisti ai comunisti.
L’atteggiamento dell’URSS nei confronti dei comunisti cinesi non fu subito di pieno appoggio. I principi dei comunisti cinesi erano gli stessi dei russi, ma in pratica esistevano delle differenze sensibili: il comunista cinese aveva infatti un carattere essenzialmente contadino e militare. La linea di condotta dell’URSS nei confronti della Cina non fu dettata da legami ideologici ma da fredde valutazioni nell’interesse nazionale sovietico.


Alla conferenza di Yalta nel febbraio 1945 Stalin informò Roosevelt che avrebbe supportato il governo nazionalista di Chiang Kai-Shek anziché il movimento comunista.
Il 14 agosto 1945, il giorno prima della resa giapponese Stalin firmò il trattato amicizia e alleanza con il Primo Ministro cinese TV Soong. Secondo i termini dell’accordo Stalin riconosceva il Kuomintang come unico governo legittimo della Cina e si impegnava ad inviare aiuti militari ed economici. Stalin, in cambio, ottenne l’amministrazione congiunta del sistema ferroviario della Manciuria, e il porto commerciale di Dairen, il diritto di costruire una base navale a Port Arthur  e il riconoscimento cinese dell’indipendenza della Mongolia (che di fatto era un satellite sovietico). Nel frattempo il Cremlino suggeriva ai comunisti cinesi di appellarsi al Kuomintang come partner minore in un governo di coalizione. Dopo la dichiarazione di guerra di Stalin al Giappone le truppe sovietiche si riversarono in Manciuria.