Funzioni delle corporazioni di arti e mestieri (1100-1800)

Appunto inviato da ladyfranky
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La regolamentazione del mercato, il controllo e la tutela della qualità, la raccolta delle imposte, la regolamentazione delle controviersie commerciali, la formazione professionale, l'assistenza mutualistica e la partecipazione alla vita religiosa e sociale. Il caso di David Levi a Chieri (3 pagine formato doc)

Le botteghe artigiane erano condotte dal mastro, l’imprenditore, ed erano coordinate dalle Corporazioni di arti e mestieri (Guilds), che erano delle istituzioni create a partire dal XII secolo, che avevano peso determinante in tutta l’economia.
Dovevano regolamentare e tutelare le attività degli appartenenti a una stessa categoria professionale. Scomparvero con l’avvento della seconda rivoluzione industriale.

1. Regolamentazione del mercato.
La produzione (= domanda e offerta) avveniva in piccole dimensioni. Il mercato è quel luogo in cui si incontrano la domanda e l’offerta.
Quando la domanda e l’offerta sono in equilibrio c’è una soddisfazione generale, ma nella realtà la domanda e l’offerta non si incontrano. Questo porta a varie crisi. Nel corso del 1600 ci furono crisi a causa di epidemie di peste nera, che ridusse la popolazione europea di 1/3, a causa di guerre, di invasioni, di morte degli animali (= epizoozia). Perciò la domanda aumenta o diminuisce e gli artigiani si trovano a dover fronteggiare queste variazioni di mercato.


Le Corporazioni avevano il compito di gestire queste situazioni, bilanciavano l’offerta e la domanda. Quando nacque la società industriale le Corporazioni vennero soppresse, le botteghe chiuse e nacquero le grandi industrie. Si ebbe una fase liberistica dell’economia. Le industrie si trovarono da sole a fronteggiare la domanda.
Alla fine del 1800 e all’inizio del 1900 ci fu una crisi dovuta alla caduta della domanda, alla produzione superiore alla domanda. Il mondo economico si impressionò perché le strutture nate per mantenere l’equilibrio tra la domanda e l’offerta non c’erano più.
150 anni dopo la rivoluzione industriale ci si iniziò ad interrogare sull’equilibrio domanda – offerta. Keynes, un economista inglese, disse che la caduta dell’offerta dipendeva dalla caduta della domanda. Occorreva quindi l’intervento dello Stato nell’economia con misure di politica fiscale e monetaria per finanziare la domanda. Questa proposta venne accettata nei Paesi anglosassoni.


Nel 1933 Roosevelt divenne presidente degli USA e concretizzò la richiesta di Keynes. Iniziò una vasta campagna di lavori pubblici, per esempio lo Stato mise a coltura il Tennessee. In questo modo si ebbe un aumento dell’offerta che andò a pareggiare la domanda.
In Italia, durante gli anni 30, il governo fascista introdusse un’economia neo-corporativa: si rimise in piedi il meccanismo delle Corporazioni per sostenere la domanda.
Durante gli anni 70 e 80 la teoria keynesiana fu ampiamento criticata perché l’intervento e la spesa dello Stato portava al deficit dei bilanci e al debito pubblico. Durante gli anni 80 e 90 ci fu un’economia neo-liberista fondata sul mercato, che introdusse ingenti quantità di moneta e portò allo sviluppo finanziario.
Nel 2007 c’è stata un’altra grande crisi economica che ci portiamo dietro tuttora.