Bipolarismo e Guerra fredda: riassunto

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Riassunto sul secondo dopoguerra: gli anni della ricostruzione, nascita del Bipolarismo e la Guerra fredda (9 pagine formato doc)

BIPOLARISMO E GUERRA FREDDA: RIASSUNTO

Bipolarismo e Guerra fredda – 1945/1989. Con il termine bipolarismo si intende la rigida divisione dell'Europa in due aree di diversa influenza politico-economica, scenario emerso dopo la fine della seconda guerra mondiale e durato sino alla simbolica caduta del muro di Berlino nel 1989:
• da un lato l'Unione Sovietica, con il controllo diretto sui territori liberati dall'Armata Rossa, il riferimento ideologico del comunismo e un sistema economico statalizzato
• dall'altra gli Stati Uniti d'America, con un'egemonia esercitata indirettamente, il riferimento ideologico della democrazia liberale e un sistema economico capitalistico
La contrapposizione, destinata ad estendersi dall'Europa a tutto il globo, ha visto alternarsi periodi di accesa tensione (per i quali è stato coniato il termine di "guerra fredda") ad altri di relativa distensione (definiti con il termine di “disgelo” o“ coesistenza pacifica”), intrecciandosi sia con fenomeni di portata epocale (come le lotte di liberazione coloniale o la rivoluzione comunista in Cina), sia con eventi bellici geograficamente circoscritti.

Guerra fredda e ricostruzione: riassunto

DALLA RICOSTRUZIONE ALLA GUERRA FREDDA: NASCITA DEL BIPOLARISMO

Per definire il quadro generale degli avvenimenti occorre risalire all'agosto 1945, quando per decisione del presidente americano Harry Truman (da poco succeduto a Franklin Delano Roosevelt, morto il 12 aprile precedente) veniva sganciata la bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.

La giustificazione ufficiale del bombardamento (così come è stata proposta dalla pubblicistica e da parte della storiografia) era la necessità di abbreviare la guerra e quindi risparmiare la vita di molti soldati americani che sarebbero invece caduti nel proseguimento del conflitto.
La questione, in realtà, appare più complessa. Nel corso del 1944 e nei primi mesi del 1945, gli Stati Uniti avevano intensificato l'offensiva nel Pacifico, sino ad assicurarsi il controllo del mare e a conquistare l'isola nipponica di Okinawa, da cui potevano bombardare con efficacia i grandi centri urbani e industriali giapponesi: le armate nipponiche che presidiavano i territori conquistati durante la guerra erano inoltre costrette quasi dovunque a cedere terreno di fronte agli attacchi concentrici degli americani, dei britannici e dei cinesi. A questo si aggiungeva il fatto che l'Unione Sovietica si era impegnata ad intervenire nella guerra antigiapponese entro tre mesi dalla resa della Germania, quando avrebbe potuto trasferire le truppe prima impegnate sul fronte europeo. La gravità della situazione, che faceva presagire un'imminente invasione dello stesso Giappone, aveva rafforzato a Tokyo le posizioni degli elementi più favorevoli ad una trattativa di pace, alla quale era propenso anche l'imperatore Hiro Hito.

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IL MONDO DIVISO IN DUE BLOCCHI RIASSUNTO

Passi in questo senso erano stati avviati attraverso l'ambasciata nipponica a Mosca, con la richiesta di una formulazione che non prevedesse la resa incondizionata ma salvaguardasse l'autorità morale dell'imperatore. Al principio dell'estate 1945 la capitolazione del Giappone era dunque ormai sicura e la scadenza non lontana. II 16 luglio ad Alamogordo, in una zona desertica del New Mexico, veniva però sperimentata con successo la prima bomba atomica, progettata e costruita da un gruppo di scienziati americani (v. Oppenheimer) preoccupati che la Germania nazista potesse arrivare per prima a disporre dell'arma. Il nuovo ordigno, che poteva spazzare via interi centri abitati con effetti devastanti per la popolazione e per il territorio, aveva tali potenzialità distruttive da sconvolgere il quadro tradizionale dei conflitti e segnare una svolta netta nella storia della strategia bellica (v. nuove unità di misura per calcolarne la capacità distruttiva: kiloton o megaton, ossia l’equivalente dell’energia sviluppata dall’esplosione rispettivamente di mille e un milione di tonnellate di tritolo). Possedere l’arma atomica significava ottenere l’egemonia mondiale, poichè essa garantiva a priori l’esito di un conflitto.
Gli effetti micidiali dell’arma dovevano però essere mostrati agli occhi di tutto il mondo per dare all’atomica la forza deterrente necessaria: solo l’impatto psicologico di un’esplosione avrebbe trasformato i dati di un esperimento scientifico in una consapevolezza radicata nell’opinione pubblica internazionale.
Affermare che la decisione di Truman di bombardare Hiroshima e Nagasaki derivasse esclusivamente da queste considerazioni è eccessivo: certo pesavano i calcoli politici sull’opportunità di concludere il conflitto prima dell’intervento dell’URSS, evitando pretese di influenza sovietica sull’area, insieme alle valutazioni sul prezzo da pagare con l’ulteriore protrarsi della Guerra.

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MONDO BIPOLARE SIGNIFICATO

E’ tuttavia evidente che l’esigenza di materializzare la potenzialità della bomba atomica ebbe un peso decisivo, come dimostra la sequenza degli avvenimenti:
• 26 luglio: una dichiarazione anglo-americana e cinese ribadisce la richiesta di resa incondizionata al Giappone, chiudendo la strada a possibili trattative
• 6 agosto: bomba su Hiroshima
• 9 agosto: bomba su Nagasaki
• 2 settembre: Tokyo firma la resa incondizionata con la salvaguardia dell’autorità imperiale (esattamente ciò che un mese prima era stato rifiutato in sede diplomatica)