Fondazione della città di Palermo

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Le origini della città di Palermo: i ritrovamenti preistorici e la fondazione (4 pagine formato doc)

La città di Palermo ha origini antichissime; I suoi primi abitatori, di cui si ha testimonianza, risalgono al Paleolitico superiore e risiedevano su monte Pellegrino, monte Grifone, monte Gallo, monte S.
Rosalia.
A conferma di ciò esistono i graffiti parietali nelle grotte di S. Ciro e di S. Rosalia, mentre nella grotta Niscemi, sul monte Pellegrino, e in quella dell'Addaura sono incise nella roccia un numero elevato di figure umane.

Testimoniano il periodo Neolitico e l'età del rame il ritrovamento, alle falde del monte Gallo (Grotta Regina), di necropoli con tombe a forno, mentre i ritrovamenti  avvenuti nelle grotte Moarda a Monreale e  nelle zone di Villagrazia e di monte Billiemi testimoniano, rispettivamente l'età del Bronzo e l'età del Ferro.

Il passaggio all'età del Bronzo, comunque,  avvenne con maggiore ritardo che altrove, a causa, si pensa, dell'arrivo dei Sicani nella zona di Valdesi. Questo popolo proveniva dalla penisola iberica ed era molto legato ai suoi costumi, conservatore nei confronti di ogni innovazione.

Successivamente si insediarono i Siculi provenienti dal Lazio e gli Elimi provenienti dalla Turchia. Dai Greci tutti questi popoli furono chiamati "Secelioti".

Il complesso delle grotte dell'Addaura (anticamente Allaura,) è la testimonianza del più antico insediamento umano presente nel golfo di Mondello.
I graffiti in esse scoperti sono stati tracciati 14.000 anni fa da artisti che, per la prima volta al mondo, ci hanno tramandato uno spaccato delle loro attività tribali.Le grotte, d'origine marina, s'incavano nelle pendici Nord del Monte Pellegrino a circa 500 m. dal luogo in cui ci troviamo, sotto una imponente parete rocciosa che risuona di richiami dei rapaci, in uno spazio "magico" dotato di un panorama estasiante.
Il complesso è diviso in due sezioni: nella prima a ovest si aprono un piccolo anfratto (cavità A) e due grotte chiamate "prima" e "seconda" Addaura; nella seconda sezione si aprono un’altra grotticella, (B) e la "terza" Addaura, detta anche Caprara. Quest'ultima, la più ampia, è costituita da una complessa caverna a stalattiti mai abitata dall’uomo e da una enorme antigrotta che, per l’uso di stalla che se ne è stato fatto, è stata purtroppo vuotata del suo deposito archeologico, di cui rimangono poche tracce fossili tra cui un frammento di molare di Elephas melitensis.